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"Un nuovo partito cattolico? Non è questo l'obiettivo"   versione testuale

L'intervista al prof. Stefano Semplici


La società freme e dà segnali. L’ascesa del movimento di Grillo, ad esempio, ne è una testimonianza. I partiti che attualmente compongono il quadro politico lanciano segnali e sondano il terreno in vista di alleanze per le prossime elezioni che, per altro, non si capisce bene quando saranno. In questo contesto decisamente complesso, a ogni piè sospinto ritorna l’idea di un partito cattolico come grande contenitore di “centro” che superi la diaspora cattolica post tangentopoli. Ma è davvero attuale una discussione del genere? Ha senso parlare oggi di un forte partito cattolico come nuovo soggetto politico? Ne abbiamo discusso con Stefano Semplici, professore ordinario di Etica Sociale all’Università Tor Vergata di Roma e membro del Comitato internazionale di bioetica dell’Unesco.

Professor Semplici, cattolici e politica, dopo l’incontro dei movimenti a Todi ci si aspettava una svolta anche politica e invece...

“Se per “svolta politica” si intende la costituzione di un nuovo partito, non credo francamente che questa ipotesi possa costituire l’obiettivo del rinnovato impegno dei cattolici del quale ormai da tanto tempo si parla, con risultati francamente deludenti. Sono più interessato a capire in che modo i cattolici riusciranno a contribuire concretamente alla ricomposizione del quadro politico, offrendo insieme ad altri agli elettori proposte fra loro in competizione, piuttosto che coltivare l’illusione di poter catalizzare da soli le energie di rinnovamento delle quali l’Italia ha sempre più disperatamente bisogno.”

Domenica 24 giugno in un editoriale sul Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia ha definito come "irrilevante" il contributo cattolico. Condivide l'analisi?

“Si tratta di una espressione volutamente provocatoria, che incalza tuttavia il mondo cattolico ad interrogarsi su alcuni fallimenti, che riguardano a mio avviso l’agenda delle priorità e dei contenuti e non il calcolo del numero dei politici che dichiarano e auspicabilmente praticano nella vita quotidiana la loro fedeltà alla Chiesa. L’insistenza sui principi non negoziabili non è bastata ad avvicinare alla declinazione che di essi propone la Chiesa una quota significativa dei cittadini. Si è, al contempo, accelerata la marginalizzazione di un impegno che da una parte appare sempre più di nicchia e sostanzialmente perdente là dove intende farsi carico di sfide antropologiche giudicate fondamentali e, dall’altra, non riesce a qualificare in modo riconoscibile ed efficace la propria presenza là dove si cercano le risposte alle questioni che occupano ormai quasi per intero la scena politica, a partire dalla crisi economica, dal destino dei giovani, dalla necessità di ripensare profondamente il nostro modello di sviluppo. La Caritas in veritate, da questo punto di vista, è stata un atto insieme di lungimiranza e di coraggio. Il rischio dell’irrilevanza si supera lavorando in questa direzione e mobilitando per questo energie e persone nuove.” 

L'intervista integrale sul numero di questa settimana de il Ticino

 

Elia Belli

twitter@eliabelli


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