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 Il Ticino » Notizie » Bosone Higgs 

Una scoperta che rivoluziona la fisica...e le applicazioni pratiche   versione testuale

Anche un po' di Pavia nella scoperta del bosone di Higgs


Tanta caccia e infine la cattura. Il bosone di Higgs parrebbe essere stato trovato dagli esperti Cms e Atlas. Il bosone di Higgs è la particella che conferirebbe la massa a tutte le altre particelle e, di conseguenza, a tutta la materia dell'Universo. Il suo nome si deve a Peter Higgs, uno dei fisici che nei primi anni Sessanta ha proposto il meccanismo grazie al quale avverrebbe questo processo. Valerio Vercesi è il direttore della sezione pavese dell’Infn (Istituto Nazionale Fisica Nucleare), Michele Livan direttore del dipartimento di fisica nucleare dell’Università di Pavia. Li abbiamo intervistati per cogliere la dimensione “pratica” della scoperta.

Ci spiegate in parole povere cosa significa aver trovato il bosone di Higgs?

“Significa aver scoperto una particella che, al momento, ha caratteristiche compatibili con “un” bosone di Higgs. Una particella che spiega perchè la materia ha una massa. Ora andrà verificato se questa particella potrà completare il modello standard, la teoria delle particelle elementari. Il Cern ha esteso fino a Natale il periodo di “presa dati” ed entro la fine dell’anno potremo confermare la scoperta”.

Perchè tanti ricercatori affermano che si è aperta una porta sul futuro?

“Perchè da questa scoperta in poi ogni singolo indizio porterà al completamento della teoria di comprensione dell’universo. Lhc sarà operativo fino al 2025. C’è chi spera in nuove scoperte nelle dimensioni spazio-temporali, ma più semplicemente vi sono applicazioni pratiche che potranno trarre giovamento da un’impresa che potremmo equiparare alla conquista della Luna o alla scoperta del Dna umano”.

A proposito di applicazioni pratiche. Quali ricadute può avere in questo ambito la scoperta?

“E’ giusto che la gente sappia che vi sono ricadute sociali importanti. Pensi che l’Italia ha un ritorno di commesse industriali due volte superiore alla cifra che paga al Cern per la ricerca. Nonostante la “pigrizia” della grande industria in materia di ricerca esistono possibilità di sviluppo notevoli. Dalle scoperte scaturite grazie all’acceleratore Lhc oggi abbiamo le televisioni in Hd, i macchinari che fanno funzionare l’adroterapia oncologica, le Tac, le Pet. Immaginiamo quale futuro ci si spalanca di fronte dopo questa scoperta considerando che la meccanica quantistica che è servita per farci arrivare ai cellulari di ultima generazione e agli Ipad sia stata studiata grazie all’intuizione di uno studioso che analizzò l’emissione di calore di un forno. Oggi il 99% degli acceleratori di particelle presenti sulla terra ha scopi applicativi, solo l’1% ha scopi di ricerca”.

Qual è stato (e qual è) il ruolo di Pavia in questo successo?

“Pavia partecipa ai due esperimenti, Cms e Atlas, continua a mettere in campo fisici, laureandi, dottorandi, personale amministrativo che gestisce i fondi. Noi stessi abbiamo “reclutato e formato” giovani ricercatori. Pavia ha avuto un peso specifico notevole nel progetto, dagli anni ‘80 ad oggi. Molti studiosi formatisi a Pavia hanno ricoperto ruoli chiave, posizioni di grande responsabilità nei progetti, hanno diretto centinaia di persone”.

 

Matteo Ranzini

 


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