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Cattolici in politica, l’editoriale di mons. Gianfranco Poma   versione testuale

L’intervento sull’ultimo numero de “il Ticino”


Prosegue il dibattito sul ruolo dei cattolici in politica. Un tema che “il Ticino” sta seguendo con diversi interventi. Sul numero di questa settimana (nelle parrocchie e nelle edicole della diocesi) proponiamo le opinioni di Daniele Bosone, Alessandro Cattaneo e Francesco Adenti. Inoltre il settimanale diocesano ospita anche l’editoriale, sempre su questo argomento, firmato da mons. Gianfranco Poma: editoriale che vi riproponiamo (qui di seguito) anche sul nostro sito.

Si fa sempre più coinvolgente la discussione sulla presenza dei cattolici in politica. Il Card. Bagnasco non perde occasione per sottolineare la necessità della formazione di una generazione nuova di cattolici che entrino in politica, mentre personalità diverse della cultura sottolineano la irrilevanza della presenza dei cattolici nella vita politica da quando si è sciolta la Democrazia Cristiana ed è finito il partito che ne rappresentava l’unità. Tutti ormai concordano nel ritenere inadeguato il richiamo insistente del Card. Ruini all’unità dei cattolici in politica attorno alla difesa dei cosìddetti “valori irrinunciabili”: si è fatto sempre più evidente lo schierarsi strumentale attorno alla “difesa dei valori irrinunciabili” di forze politiche ben lontane nella pratica da tali valori, unicamente per attrarre i voti dei cattolici. Molte voci cominciano a parlare della necessità della nascita di un nuovo partito di cattolici che ne assicuri l’unità della presenza politica. Alcuni movimenti ed associazioni si muovono verso un movimento unitario il cui cammino è ancora tutto da individuare.

Che l’Italia si trovi in un momento di grave crisi, è evidente: sarebbe auspicabile che tutti, a tutti i livelli, ne prendessimo atto, in modo serio. Colpisce ormai la pochezza (certo strumentale) di partiti politici che solo gridando ipotesi assurde o meschine, non fanno che aggravare la crisi reale del Paese, illudendosi che, senza idee e progetti adeguati, solo  raccogliendo voti, possano tornare al potere per gestirlo unicamente a proprio vantaggio.

Siamo in un momento di grave crisi: è auspicabile che tutti ne prendano atto. La crisi non è solo economica, è anche etica, è spirituale, è crisi di valori, è crisi culturale: siamo in uno di quei grandi tornanti della storia nei quali una visione del mondo finisce e ne nasce una nuova. Molti sottolineano la “crisi antropologica”: credo che questo sia davvero il punto centrale. Ma non si tratta di restaurare il vecchio uomo: ne deve nascere, faticosamente, uno nuovo. Se la crisi è profonda, anche l’uscita non può che essere impegnativa, esigente, lunga: ma sarà meravigliosa.

E’ a questo punto, radicale, che si innesta il problema della presenza dei “cattolici in politica”: siamo al termine di un ciclo storico, durato 500 anni, nel quale “i cattolici” si sono chiusi all’interno di una Chiesa definita da confini molto precisi, preoccupata della propria identità, di fronte ad un mondo che è andato costruendosi da sé, al di fuori della Chiesa dalla quale si sentiva ostacolato, sulle basi della autonomia della scienza  alla ricerca di spazi nuovi e di una filosofia che ha messo sempre di più  la libertà dell’uomo al centro. Siamo al termine di un ciclo storico nel quale, nella nostra società occidentale, la Chiesa si trova ad essere una società molto autoreferenziale, che annuncia un messaggio capace di generare l’uomo nuovo, ma di fatto “inculturato” in una cultura che non esiste più, di fronte ad un mondo avvitato su se stesso, alla ricerca di un senso e di una speranza che da solo non riesce a darsi.

Il problema dei “cattolici in politica” è solo il punto emergente di una crisi infinitamente più grande, drammatica ed affascinante che riguarda il rapporto tra Dio e l’uomo moderno, riguarda il cuore dell’esperienza cristiana che ha al suo centro la persona, l’evento di Gesù di Nazareth, il mistero dell’incontro tra Dio e l’uomo.

I “cattolici in politica”. Certo, ci sono problemi immediati, quelli politici, a cui i cattolici non possono e non debbono sottrarsi, ma senza dimenticare che “i cattolici” sono cristiani che vivono un’esperienza che non si esaurisce nell’immediato, ma che si incarna in modo sempre nuovo nella storia proprio perché ha una pienezza che la storia non può esaurire.

Forse, oggi, quando si parla dei “cattolici in politica” si slitta immediatamente sull’ “in politica”, dando per scontata l’identità dei  “cattolici”. Io penso che, oggi, la Chiesa cattolica che sta in Italia debba avere il coraggio della libertà, non per difendere una identità ormai passata, ma per  ripercorrere tutto il cammino della riscoperta della propria identità che solo la fede rigenera, sempre nuova, nella storia: il Concilio Vaticano II, con la freschezza della esperienza di fede di cui ha dato testimonianza e la ricchezza della novità culturale di cui si è fatto portatore,   ha indicato la strada. “Chiesa cosa dici di te stessa”: la Chiesa vive di Gesù Cristo che si incarna, sempre nuovo nel tempo. La Chiesa che sta in Italia è chiamata ad essere il “volto di Gesù Cristo che vive oggi, qui”. Il Concilio ha indicato la strada ad una Chiesa che vive “nel” mondo e non “di fronte” al mondo: è la via di una fede che “si incultura” nella novità della cultura, perché Gesù Cristo dia il volto nuovo all’uomo scientifico di oggi, sempre in ricerca di libertà e di amore. La Chiesa che sta in Italia, comunità non clericale di uomini e donne pienamente partecipi della attuale cultura scientifica che, credendo in Cristo, sanno dare un senso nuovo alla loro vita, deve essere il luogo del dialogo, dialogo interno che renda visibile come si coniuga la fede con la ricerca, e dialogo con il mondo perché sia evidente che la fede non ha paura della scienza anzi ne ha bisogno, perché è la via attraverso la quale Dio si fa presente nella storia, oggi.

“I cattolici in politica” sono uomini e donne  che avendo trovato nella fede il senso della vita,  portano nella concretezza quotidiana la profezia di una novità che il Vangelo ha iniziato e che richiede di essere coniugato con l’oggi continuo della storia. Sono uomini e donne che nella esperienza della Chiesa trovano la sorgente di una vita di libertà e di amore, che diventa progetto di comunione con tutti, servizio agli altri visti come fratelli, con la responsabilità e l’intelligenza capace di inventare e di intuire le modalità più opportune nelle situazioni nuove.

Oggi forse ai cattolici in Italia si chiede di essere  presenti nei diversi schieramenti politici: la loro irrilevanza  o meno non dipende tanto da dove sono politicamente, che può essere segno positivo della irriducibilità della fede ad una sola posizione, quanto dalla freschezzza e dalla gioia profetica con cui sanno coniugare la loro fede con la concretezza della storia.

 

                                                                                             Mons. Gianfranco Poma

 


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