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 Il Ticino » In evidenza » Mons. Delpini, Arcivescovo di Milano, aprirà l 

"La Parola di Dio al centro del prossimo anno pastorale"   versione testuale

L'annuncio del Vescovo Corrado Sanguineti nell'intervista a "il Ticino". L'apertura venerdì 21 settembre con Mons. Mario Delpini


Sarà l’Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini, ad aprire l’anno pastorale 2018-2019 della Diocesi di Pavia, in un incontro che si svolgerà venerdì 21 settembre, alle 20.45, in Cattedrale. Ad annunciarlo, in un'intervista su "il Ticino" di venerdì 27 luglio, è il Vescovo Corrado Sanguineti, in un’ intervista concessa al settimanale “il Ticino” e a Radio Ticino Pavia. In questo dialogo con i mezzi di comunicazione diocesani, Mons. Corrado indica anche preziosi suggerimenti per far “fruttare” al meglio il tempo delle vacanze, parla del prossimo incontro di agosto dei giovani con Papa Francesco (anche il nostro Vescovo sarà presente con la folta delegazione della nostra Diocesi) e commenta la visita pastorale nelle parrocchie che riprenderà da fine settembre.

 

 

 

LE VACANZE, IL TEMPO PER UN RIPOSO “INTELLIGENTE”

 

 

Mons. Corrado, si avvicina il periodo delle vacanze per molti pavesi. Che augurio si sente di fare per le ferie?

 

"Il periodo delle vacanze, per tanti particolarmente desiderato e atteso, ha una sua qualità particolare. E' il momento dell'anno nel quale abbiamo a disposizione più tempo libero, come persone e famiglie. Credo quindi che il tempo delle ferie sia un po' quello della libertà, nel senso che uno sceglie come impiegarlo: proprio da questa scelta si nota cosa una persona considera davvero importante. L'augurio è che le vacanze siano un riposo 'Intelligente', per riprendere le energie, ma anche per dare spazio a ciò che è veramente bello nella vita: stare in famiglia, coltivare buone amicizie, ammirare la bellezza del Creato al mare o in montagna; ma anche, come credenti, dedicarsi di più alla preghiera e a buone letture. Mi auguro dunque che le vacanze siano un tempo vissuto con intelligenza, senza lasciarsi condizionare da trend o modalità di massa. Purtroppo ci sono alcuni modi di fare vacanza, all'insegna del disordine o del divertimento fine a se stesso, che alla fine lasciano le persone più vuote di prima".

 

 

Che pensiero vuole rivolgere invece ai pavesi che per svariati motivi (ragioni di salute o difficoltà economiche) saranno costretti a restare a casa?

 

 

"In questi giorni tutti dovremmo prestare più attenzione alle persone che non possono andare in vacanza, perchè magari sono malate e costrette a restare a casa, o sono ospiti di strutture per anziani. Spesso si tratta di persone sole. Questo ci invita a un'attenzione semplice, ma molto importante: ognuno di noi può aprire gli occhi anche verso i suoi vicini di casa, per tendere una mano a chi vive in una condizione di solitudine: bastano anche piccoli servizi, visto che in città vengono a volte a mancare nelle settimane d'agosto. L'estate quindi può essere ancor di più un tempo di condivisione. Per alcuni questo periodo può risultare particolarmente faticoso: l'invito è non isolarsi, trasformando le propri sofferenze in un'offerta al Signore che possa esprimersi anche attraverso la preghiera, in modo tale che la solitudine non voluta non diventi anche una condizione subita". 


 

 

IN CAMMINO CON I GIOVANI VERSO L’INCONTRO CON IL PAPA

 

 

In agosto anche un gruppo di ragazzi di Pavia parteciperà in Vaticano all'incontro con Papa Francesco: sarà un grande appuntamento, che preparerà al Sinodo dei giovani di ottobre.

 


"Saranno più di 80 i giovani della nostra Diocesi che parteciperanno al cammino e poi all'incontro di Roma. Mi unirò a loro nell'ultimo giorno di percorso a piedi e poi scenderò con i nostri ragazzi nella capitale per vivere i due giorni di incontro con Papa Francesco. E' un'occasione che la Chiesa italiana ha pensato sia come preparazione al Sinodo sui giovani che si terrà nel mese di ottobre, ma anche perchè la prossima GMG (Giornata Mondiale dei Giovani) si terrà nel prossimo mese di gennaio a Panama, in un periodo per noi italiani piuttosto complicato. L'esperienza proposta in agosto sarà anche l'occasione di far vivere un gesto con un grande respiro ecclesiale. Come avviene sempre nelle GMG, queste sono occasioni eccezionali, all'interno delle quali si può sperimentare qualcosa che dia consistenza e respiro a ciò che magari è già in atto e può continuare nella vita di tutti i giorni”.

 

In che modo?

 

“Questi momenti funzionano se non sono qualcosa di isolato, ma rientrano all'interno di un cammino che prosegue poi anche dopo: ho l'impressione che i giovani della nostra Diocesi che hanno scelto di partecipare all'esperienza che si vivrà in agosto, vivano già questo tipo di prospettiva. A volte può anche capitare che partecipando a questi momenti in maniera un po' estemporanea, socchi una scintilla che il Signore ci  aiuta ad accendere nel cuore. E' molto bello preparare il Sinodo anche attraverso un pellegrinaggio che, sostanzialmente, è un momento di preghiera. Sarà un'occasione preziosa per ascoltare insieme il Papa, farsi carico di un mondo così variegato, come è quello dei giovani, e chiedere anche al Signore che il prossimo Sinodo possa davvero essere un momento fecondo. In questi mesi di preparazione è stato condotto un lavoro di ascolto, attraverso tante forme messo in atto a tale proposito: l' 'Instrumentum Laboris' uscito recentemente è un po' il frutto di questo ascolto. Mi auguro anche che a partire dall'ascolto si riesca anche ad elaborare una proposta: che cosa ha oggi la Chiesa da proporre ai giovani? Come proporre l'esperienza della fede come qualcosa che possa ancora parlare al cuore dei giovani? Che cosa può 'toccare' il cuore di un ragazzo del nostro tempo? Quali possono essere le forme che magari si possono considerare propedeutiche a un'esperienza di fede? Mi auguro davvero che il Sinodo non sia solo un luogo di ascolto ma anche di proposta, altrimenti il lavoro che è stato svolto rischierebbe in qualche modo di restare monco. Mi piace ricordare, in tal senso, il messaggio che il Concilio Vaticano II lanciò ai giovani, alla conclusione dei suoi lavori: è vero che si trattava dei ragazzi degli anni Sessanta, molto diversi da quelli di oggi, ma che sono comunque accomunati con i giovani del nostro tempo dal 'cuore dell'uomo' che, in ogni epoca, è assetato di bellezza, felicità e positività, a volte inseguite in forme confuse. La Chiesa ha un tesoro da offrire ai giovani di ogni tempo: il Concilio presentava Cristo come 'l'eternamente giovane'. Esiste sempre la possibilità di riscoprire Gesù non come un fatto del passato ma come una presenza di oggi, capace di ridestare la sete e la febbre di vita che dovrebbe essere particolarmente viva nel periodo della gioventù".

 

 

 

LA PAROLA DI DIO AL CENTRO DEL PROSSIMO ANNO PASTORALE

 

 

Eccellenza, vuole anticiparci il tema che caratterizzerà il prossimo anno pastorale per la nostra Diocesi? Quando ci sarà l'apertura ufficiale?

 

 

"Come avevo già indicato nella Lettera pastorale dello scorso anno, l'idea che ci ha accompagnato come Diocesi è stata quella, dopo aver posto l'attenzione all'incontro con Cristo, di effettuare una riflessione su cosa significhi essere oggi Chiesa lasciandoci provocare dall' ‘Evangelii Gaudium’ e dalle cinque vie del Congresso di Firenze: si è trattato di un avvio di lavoro, come ho ricordato anche nell'incontro conclusivo dello scorso anno pastorale. Non abbiamo certamente terminato di parlare delle cinque vie, che restano un orizzonte da tenere sempre presente per le nostre comunità. Quest'anno la nostra attenzione si concentrerà sulla Parola di Dio, prima grande via dell'incontro con Cristo. La Parola è qualcosa di più della Scrittura, che rappresenta la testimonianza scritta; la Parola di Dio è il suo rivelarsi e manifestarsi nella Storia, ed è una Parola viva prima attraverso la voce dei Profeti e degli Apostoli, poi addirittura incarnata in Gesù. Perciò anche la Scrittura, che la Chiesa custodisce e trasmette come la Parola di Dio ispirata, è qualcosa che riprende totalmente la sua bellezza e la sua forza, se viene letta, gustata, pregata e accostata dentro il vissuto della Chiesa. La mia breve Lettera che accompagnerà l'apertura del prossimo anno pastorale cercherà di aiutare a riscoprire questo tesoro che è affidato alle nostre mani, anche provando a individuare alcune forme, sia a livello di vita di comunità sia personali, che possano favorire questo accostamento a una Scrittura che nutra la fede e permetta una conoscenza non solo intellettuale ma anche interiore del cuore del Signore”.

 

 

Che temi svilupperà nella sua Lettera Pastorale?

 

 

“Accennerò sicuramente ad alcune forme che appartengono al vissuto della Chiesa, a partire dall'accostamento liturgico alla Parola riscoprendo anche forme importanti di preghiera come ad esempio quella dei Salmi; ma porrò l'accento anche sull'accostamento alla Parola che viene svolto anche in alcuni gruppi di ascolto, realtà già presenti nella nostra Diocesi e da valorizzare ulteriormente, e a forme di accostamento più personalizzate, sia nella forma della 'Lectio Divina', e ad altre più strutturale e sistematiche, con la possibilità anche di uno studio della Sacra Scrittura. Naturalmente metteremo a tema del prossimo anno pastorale la Parola di Dio non dimenticando le cinque vie di Firenze: la Parola del Signore esce, diventa annuncio, educa, abita la vita dell'uomo e, se viene ascoltata, veramente trasfigura e cambia una persona.
Inizieremo l'anno pastorale la sera di venerdì 21 settembre, alle 20.45 in Cattedrale, facendoci aiutare da una voce autorevole: sarà con noi, e lo ringrazio di cuore per avere accettato l'invito, l'Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini, che ci guiderà in una riflessione iniziale sulla Parola di Dio nella vita del credente e della comunità. Mons. Delpini, oltre ad essere un pastore di grande valore, è anche un uomo particolarmente dedito alla preghiera, con un amore per la Parola che ha potuto sviluppare anche grazie alla lunga frequentazione con il Cardinale Carlo Maria Martini. Ascoltarlo ci farà bene e ci aiuterà. Come è avvenuto l'anno scorso, nelle settimane successive all'inaugurazione mi recherò nei  Vicariati a presentare la mia Lettera pastorale che vorrà indicare alcuni semplici vie, da riscoprire come forma utile per far sì che la Parola di Dio sia davvero vita per noi e per la nostra Chiesa".



 

 

 

 

A FINE SETTEMBRE RIPRENDE LA VISITA PASTORALE

 

 

A fine settembre riprenderà anche la sua visita pastorale nelle parrocchie della Diocesi di Pavia. Che bilancio può trarre delle visite effettuate sino ad ora?

 

 

“Da fine settembre a inizio di dicembre completerò le visite alle parrocchie del quarto Vicariato. Sono contento della scelta fatta di restare in una comunità per un’intera settimana, a volte anche due: è una modalità che mi consente di avere prima di tutta una frequentazione con i sacerdoti e anche di ascoltare il loro vissuto. Ho trovato realtà molto vive, altre un po’ meno: ma, nonostante il clima di secolarizzazione che ormai da diversi anni caratterizza la nostra società, esiste ancora un popolo di Dio che vuole vivere la fede e fare tutto il possibile per comunicarla e trasmetterla agli altri. Sono rimasto felicemente colpito dal vedere quante persone, adulti, anziani e anche giovani, si spendono ogni giorno per le nostre comunità. Si affrontano con coraggio le fatiche e le sfide dei nostri tempi; ho anche incontrato preti molto vicini alla gente e, di conseguenza, molto amati. Ho notato che c’è anche la volontà di coniugare alcune devozioni, che derivano dalla tradizione, al desiderio di cercare anche forme nuove, per offrire cammini ai giovani. Ci sono realtà dove sono stati avviati da tempo progetti per coinvolgere i ragazzi, non solo grazie ai sacerdoti ma anche con l’impegno di tanti adulti. Mi è parso di cogliere nelle comunità in cui sono recato un rapporto intenso con il territorio, con un legame costruttivo con le amministrazioni locali e le associazioni di volontariato. Ne ho ricavato l’impressione di una Chiesa che vuole vivere”.

 

 

Che compito ci attende, come comunità cristiana?

 

 

“Nessuno ci chiede di erigere una sorta di muro per fermare l’avanzata della secolarizzazione: il nostro compito deve essere semmai quello di vivere la fede con semplicità e passione, testimoniandola anche attraverso la forma di una nuova socialità che si crea attorno al Vangelo e dare credito al fatto che il cuore dell’uomo è ancora capace di entusiasmarsi. Non serve fare troppi calcoli numerici; è meglio avere l’umiltà di capire che questo è il tempo in cui la fede si trasmette da persona a persona, accettando che esistano anche cammini segnati da allontanamenti e ritorni. C’è una passione per il bene dell’altro, che a volte comporta anche la necessità di fare un passo indietro: nell’educazione alla fede non servono le imposizioni, è meglio puntare sulla libertà. Laddove c’è un’esperienza che reca in sé la bellezza della fede, le persone la riconoscono e finiscono per esserne coinvolte. Come ci ricorda spesso Papa Francesco, il Signore è all’opera e ci precede sempre: non siamo noi i salvatori della Chiesa, ma semplicemente gli umili collaboratori di Dio. E’ un discorso che vale per tutti, dal Vescovo a ogni sacerdote, sino ai fedeli che svolgono anche i servizi più umili ma comunque essenziali all’interno di una comunità, per arrivare alla mamma che ogni giorno si spende per l’educazione dei suoi figli”.  

 

Alessandro Repossi


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