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La Sacra Scrittura di domenica 13 gennaio   versione testuale

Il commento di don Michele Mosa. "Parlate al cuore"


E non è romanticismo a poco prezzo. Non è scegliere la via più breve, la più immediata: invitare a pensare troppo difficile. E faticoso. (Oggi tutto deve durare meno di un minuto. Poi si cambia canale). Non è “sfruttare” la via delle emozioni – da troppi oggi o assolutizzate o messe da parte: il Vangelo non è un “prodotto” commerciale. Non è in vendita. Si tratta – almeno credo – di vibrare interiormente. Senza essere però un puro strumento nelle mani del musicista. Anzi, io sono il musicista. Per questo devo conoscere la musica e aver studiato lo spartito: l’interpretazione infatti spetta a me. Tocca a me far vibrare le corde: dello strumento e del cuore di chi ascolta. La fede non è questione di esami di teologia. È – parafrasando don Bosco – “cosa del cuore”. Non esclude la ragione e il cervello. Ma sceglie come luogo privilegiato dove abitare il cuore. Nasce da un cuore. Vive in un cuore. Per questo – così penso di aver capito – è “roba da santi”. (Che bel modo di restare nella propria mediocrità. Di accontentarsi di osservare qualche regola. Di non rischiare mai). Il cuore. A ben pensarci è davvero “roba da Dio”! «L’uomo  - spiegò Samuele a Iesse – guarda all’apparenza, Dio guarda il cuore». I Padri la chiamavano “cardiognosi”, conoscenza del cuore. E non lo consideravano un miracolo ma il dono che il Padre fa a chi guarda gli uomini come fratelli e sorelle. A chi legge la realtà con gli occhi e il cuore di Dio. E spiegavano che Dio ci ha creati perché ciascuno capisca ciascuno. Poi la diffidenza, l’indifferenza… ed ecco che spuntano barriere e si alzano muri. Scrive padre Ermes Ronchi: «Le istituzioni religiose si affannano a formare responsabili che sanno tutto sui peccati, e sempre meno gente va a confessarsi. L’autentico Padre spirituale invece ha il dono della cardiognosi, la sapienza del cuore, e immediatamente tanta gente corre da lui, c’è la fila alla sua porta».  Un buon proposito per questo neonato 2019: invocare dallo Spirito il dono della cardiognosi. Chiedere il dono di una fede che fa vibrare i cuori: il mio innanzitutto. Diventare sempre meno funzionari del sacro, amministratori di strutture socio-educative per essere sempre più padri per scoprire insieme – insegnarlo mi sembra impossibile – che «la vita altro non è che un pellegrinaggio verso il luogo del cuore» (Olivier Clement). 

 

Don Michele Mosa


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