• diminuisci dimensione carattere
  • diminuisci dimensione carattere
  • aumenta dimensione carattere
  • dimensione carattere
 Il Ticino » Notizie » L 

L'omelia del vescovo Sanguineti alla Messa "In Coena Domini" del Giovedì Santo    versione testuale

Mons. Corrado ha presieduto la celebrazione nel Duomo di Pavia con il rito della "lavanda dei piedi"

Il vescovo Corrado Sanguineti ha presieduto oggi pomeriggio, giovedì 24 marzo, nel Duomo di Pavia la Messa "In Coena Domini" del Giovedì Santo. Nel corso della celebrazione, mons. Corrado ha svolto il rito della "lavanda dei piedi" con alcuni senzatetto e persone disagiate che vivono a Pavia. Ecco, di seguito, l'omelia del vescovo Sanguineti.

 

 

 

 

Carissimi fratelli e sorelle,

 

inizia con la celebrazione della Messa In Coena Domini il Triduo Pasquale, cuore della vita e della fede di tutta la Chiesa. Inizia con la memoria dell’ultima cena di Gesù con i suoi apostoli, nel cenacolo di Gerusalemme, una cena d’addio, nella quale il Signore consegna se stesso, nel pane spezzato e nel vino condiviso con i suoi amici, e affida per sempre alla comunità dei suoi il dono dell’Eucaristia, il sacramento del suo Corpo e del suo Sangue, il memoriale che, in ogni messa, “ri-presenta”, rende presente il sacrificio della croce e la potenza della Risurrezione. Abbiamo ascoltato il racconto di Giovanni che all’inizio di quella cena colloca il gesto della lavanda dei piedi. Fa sempre impressione il modo solenne con cui l’evangelista introduce l’azione, per sé umile e concreta, di Gesù: «Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita» (Gv 13,3-4). Sappiamo che un tale gesto era riservato agli schiavi, nei confronti dei loro padroni, e questo spiega la reazione viva di Simon Pietro, che non vuole farsi lavare i piedi da Gesù, il suo Maestro, il suo Signore. Tuttavia, fratelli e sorelle, dobbiamo considerare bene, e in profondità il senso di questo gesto, e il rapporto che ha con il dono dell’Eucaristia, con questo banchetto a cui siamo invitati. Possiamo, in effetti, riconoscere nella lavanda dei piedi, il segno dell’amore, «sino alla fine», con cui Cristo ama noi, che siamo i suoi, che gli apparteniamo, che siamo chiamati a formare con lui un solo corpo: è un amore che deve deporre le sue vesti per cingersi con l’umile asciugamano, è un amore che si abbassa, perché per lavare i piedi, occorre mettersi in ginocchio, è un amore che lava e che purifica, e permette così di poter essere degni di sedere alla mensa nella quale Cristo ci vuole donare se stesso, come cibo e bevanda di salvezza. Così si esprimeva Papa Benedetto: «Dio scende e diventa schiavo, ci lava i piedi affinché noi possiamo stare alla sua tavola. In questo si esprime tutto il mistero di Gesù Cristo. Continuamente Egli è questo amore che ci lava; nei sacramenti della purificazione - il battesimo e il sacramento della penitenza - Egli è continuamente inginocchiato davanti ai nostri piedi e ci rende il servizio da schiavo, il servizio della purificazione, ci fa capaci di Dio» (Benedetto XVI, omelia alla Messa nella Cena del Signore, 13 aprile 2006). Fratelli e sorelle, nella lavanda dei piedi, nelle parole e nei gesti dell’ultima cena, noi vediamo il volto della misericordia, di questo amore che sorprende e quasi scandalizza Simon Pietro, e che fino all’ultimo, cerca di ridestare il cuore ottenebrato di Giuda: anche a lui Gesù lava i piedi, e possiamo immaginare con che tremore e con quale commozione, Gesù bagna, asciuga e bacia i piedi di colui che lo tradisce, del discepolo che tra poco uscirà dal cenacolo, avvolto dall’oscurità della notte. Così Cristo fa con noi, s’inginocchia davanti al nostro cuore e ci chiede di lasciarci purificare dal suo amore, dal suo perdono, per sedere alla sua mensa, noi indegni e peccatori, purificati dalla sua grazia, e accostarci al pane spezzato, che è il suo corpo dato per noi, e al vino versato, che è il suo sangue, effuso per noi. Ma, nelle parole di Gesù, si accenna a qualcosa di drammatico, e l’evangelista nota: «Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: “Non tutti siete puri”» (Gv 13,11). La sera del giovedì santo, è attraversata dall’ombra del tradimento, dal mistero racchiuso nel cuore di Giuda, nella sua libertà che sembra scegliere la tenebra, e in questo modo, siamo avvertiti che la misericordia, l’amore gratuito e inesauribile di Dio in Cristo, è un dono che può essere rifiutato, è una luce che può trovare tutte le finestre chiuse. Sì, fratelli e sorelle, ce ne rendiamo conto anche nella nostra esperienza: l’amore può tutto, ma non può imporsi, altrimenti non è più amore, ma dominio; l’amore di Cristo per noi è davvero senza fine e senza limite, ma ognuno di noi può porre ad esso un limite insuperabile, il limite di una libertà che si chiude e che si lascia catturare dagli idoli dell’orgoglio, dell’autosufficienza, una libertà che, in modo folle, non vuole essere amata e salvata! È vero che Dio ci cerca, ci attende, è vero che Dio non si stanca mai di perdonare e di amare, come continuamente ci ricorda papa Francesco, ma siamo noi che possiamo stancarci di chiedere perdono, siamo noi che possiamo abituarci al nostro peccato, cadendo in una sorta di autogiustificazione che indurisce l’anima, che la rende insensibile al bene e la porta alla corruzione. «Peccatori sì, corrotti no», ama dire il nostro Papa, proprio per esprimere il rischio di un cuore così corrotto e invaso dal male, da non accorgersi più della sua sporcizia, da non sentire più il bisogno di uno che lo perdoni, che lo purifichi, che lo renda nuovo. Perciò, carissimi fratelli e sorelle, il gesto della lavanda dei piedi ha in sé l’appello a riconoscere che tutti abbiamo bisogno di essere purificati dalla misericordia di Cristo: l’Eucaristia, preparata per noi, amici e discepoli di Gesù, è l’alimento offerto ai peccatori che si lasciano rigenerare dal perdono del Signore, è il pane per i poveri e per i deboli che in Lui trovano la vera ricchezza e la forza di un’esistenza trasformata dal suo amore. Nello stesso tempo, il suo gesto diviene un richiamo, un invito a vivere lo stesso amore, nel servizio umile tra noi, nel servizio a chi soffre, a chi è ferito dalla vita, a chi chiede di essere accolto come un fratello e una sorella: «Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi» (Gv 13,14-15). Il gesto che tra poco compirò, di lavare piedi ad alcuni di questi fratelli e sorelle, è solo un segno, che desidera testimoniare a loro la tenerezza accogliente di Gesù, e vuole ricordare a tutti noi, iniziando da me, come Vescovo di questa Chiesa che è in Pavia, che l’amore con cui Cristo ci ama e ci serve, non si ferma a noi stessi, ma ci spinge e ci muove a vivere gesti semplici, quotidiani e concreti, di servizio. Purificati e commossi dalla carità di Gesù, rendiamo presente e visibile nel mondo l’unica forza che può veramente creare una nuova storia, in questi tempi di violenza e di menzogna: la forza umile e tenace del servizio, dell’amore gratuito e lieto! Amen.

 

 

+ Mons. Corrado Sanguineti

Vescovo della Diocesi di Pavia

 

 

 



stampa pagina segnala pagina condividi