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Da gennaio 2018 la visita pastorale del vescovo Corrado nella Diocesi di Pavia   versione testuale

L'annuncio di mons. Saguineti nell'intervista rilasciata sull'ultimo numero de "il Ticino"


Il card. Gualtiero Bassetti, nuovo presidente della Cei (la Conferenza episcopale italiana), interverrà venerdì 22 settembre, alle 20.45 nella Cattedrale di Pavia, all’inaugurazione dell’anno pastorale 2017-2018 della nostra Diocesi. Ad annunciarlo è il vescovo Corrado Sanguineti, in questa intervista concessa al settimanale “il Ticino” e a Radio Ticino Pavia (che potete ascoltare sugli FM 91.8-100.5 e tramite il sito www.ilticino.it). Mons. Corrado parla anche della sua prima visita pastorale in Diocesi, che partirà da gennaio 2018 nelle parrocchie del Vicariato quarto. Inoltre si sofferma sull’estate e le vacanze, tempo prezioso per il riposo ma anche per la preghiera, e dedica il suo pensiero agli anziani, ai malati, alle persone sole e anche ai giovani.

 

 

Mons. Corrado, che auguri vuole fare ai pavesi per le vacanze estive?

 

"Prima di tutto che siano un tempo di riposo, nel quale dare spazio alle relazioni che diano respiro alla nostra vita: mi riferisco ai rapporti con i familiari e gli amici e, naturalmente, anche al rapporto con il Signore. Un tempo in cui ritrovare nuove energie. Le vacanze non devono essere un momento ‘vuoto’, in cui non si fa nulla; devono invece rappresentare un periodo prezioso per affrontare le cose con un ritmo diverso, per ritrovare il contatto con le realtà che danno spessore e profondità alla vita. Penso prima di tutto al "Creato" per chi ha la fortuna di andare in montagna, al mare o in altre località che offrono spettacoli della natura: è l'occasione per ritrovare il gusto della contemplazione, che rischiamo di perdere nella nostra vita frenetica. Ma la vacanza, come dicevo, è anche l'opportunità di stare maggiormente con le persone a noi più vicine, come possono fare i genitori con i figli. Ma si possono, in questo periodo, coltivare anche amicizie non vuote, legami che possano davvero riempire la nostra vita. Se le vacanze si affrontano con questo spirto, si tornerà a casa non solo più riposati, ma anche più appassionati alla vita, al lavoro che ci aspetta e, di conseguenza, alle nostre responsabilità. Le vacanze non vanno interpretate come un'interruzione totale, in cui non pensare a nulla: il rischio sarebbe quello di tornare più delusi e arrabbiati di prima. Utilizziamo il periodo delle ferie per dedicarci alle cose belle che nutrono la vita".

 

L'estate è tempo di riposo ma è anche l'occasione per dedicarsi, finalmente con meno frenesia, al nostro rapporto con Dio. Che consigli può darci per "rianimare" la nostra fede durante il periodo delle vacanze?

 

"Mi ha molto colpito che nell' Angelus di qualche domenica fa, Papa Francesco, commentando il Vangelo nel quale Gesù rivolgeva l'invito 'venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo'. ci ha invitato a fare esperienza di questo 'riposo' autentico. La vita di fede non è qualcosa di complicato e astruso: è, prima di tutto, vivere la bellezza della relazione con il Signore. Ed è un rapporto che va sempre nutrito e alimentato. L'estate, da questo punto vista, può davvero essere un tempo prezioso. Mons. Giussani diceva sempre che il tempo libero è quello in cui si vede ciò che ci sta veramente a cuore. Ecco perché durante le vacanze si può davvero verificare se vogliamo realmente che Dio sia presente nella nostra vita. Il primo consiglio è quello di dedicare più tempo a una preghiera  pacata, che può essere quella di meditazione partendo dalla lettura del Vangelo o di qualche bel libro. Ma è anche bello sostare in preghiera davanti alle bellezze della natura, mentre gustiamo la realtà. La vacanza può essere l'occasione di partecipare alla S. Messa non solo alla domenica ma anche durante la settimana, C'è anche l'opportunità, per i giovani ma anche per le famiglie, di partecipare a campi estivi parrocchiali o organizzati da associazioni, per vivere un'esperienza forte insieme ad altri: un tempo bello da condividere nell'amore e nella fede con amici e  confratelli. E' anche un periodo che si può dedicare ai pellegrinaggi: il 15 agosto, nel giorno dell'Assunta, tra le tante gite che si possono fare, si può anche andare a un Santuario Mariano. Nell'estate si verifica realmente se ci sta a cuore il rapporto con Dio. A volte tendiamo a giustificarci con espressioni come 'prego poco perché non ho mai tempo': in realtà è una scusa, perché quando qualcosa è importante per la vita, il tempo lo si trova sempre. Nelle vacanze il tempo non manca: quindi davvero rappresentano l'occasione per ritrovare spazi, percorsi, gesti che ci aiutino a riscoprire la presenza di Gesù non come una gabbia per la vita, ma come un punto di riferimento che dà unità a tutto quello che facciamo".

 

 

L'estate però rischia di essere un momento di solitudine per chi, a causa della crisi, sarà costretto a restare a casa, ma anche per tanti anziani e malati. Che pensiero vuole rivolgere a queste persone?

 

"E' una riflessione che rispecchia la realtà. Le notizie diffuse negli ultimi giorni hanno confermato che anche quest'estate saranno molti gli italiani che non potranno andare in vacanza. Così come non si muoverà da casa buona parte dei nostri anziani. E pensiamo che periodo faticoso, sotto molti aspetti, può essere l'estate per i carcerati. A tutte queste persone voglio esprimere la mia vicinanza, con il cuore e la preghiera. E' importante far sentire la nostra presenza alle persone sole, anche attraverso gesti semplici. Pensiamo agli anziani che vivono soli nei condomini: proviamo a bussare alle loro porte, per salutarli, sentire come stanno, offrirsi magari per andare a far la spesa per loro. E' un segno di attenzione che è importante avere non solo per i nostri familiari, ma anche per chi vive vicino a noi. A Pavia tante persone svolgono attività di volontariato che fortunatamente non si interrompono durante l'estate: perché non affiancarle per realizzare qualche bel gesto di  servizio? Il mio invito alle persone che non possono andare in vacanza, per ragioni economiche o perché malate, è quello di imparare a vivere il loro tempo non come qualcosa di inutile, ma come un momento prezioso per porre una domanda al Signore, una domanda che a volte può essere sofferta e in altri frangenti carica di speranza; ogni passo che compiamo fa parte del cammino verso l'eterno e l'accettazione dei nostri limiti, se viene vissuto come un'offerta a Dio diventa qualcosa di grande che lavora nel mistero grande delle anime. Il Signore sa trarre da questa sorgente di grazia un aiuto per persone che sono apparentemente sane, ma che hanno una malattia nella loro anima. Nessuno deve sentirsi inutile. Ognuno di noi deve saper lasciarsi inquietare da questi fratelli e chiedersi come poter riempire la loro solitudine".

 

 

Nelle sue recenti omelie ha parlato spesso dei giovani e della necessità, da parte degli adulti, di sapersi mettere in ascolto dei nostri ragazzi. Perché ha voluto indicare questa priorità alla comunità cristiana della nostra Chiesa e, più in generale, alla comunità civile di Pavia?

 

"Prima di tutto perché, non solo a Pavia, il mondo dei giovani suscita interesse e interrogativi. Tra i ragazzi di oggi ci sono grandi ricchezze, ma si riscontrano anche fragilità e debolezze in particolare nella fase dell'adolescenza. Purtroppo il tipo di modello educativo che viene veicolato dal pensiero comune, il ‘pensiero unico’ come lo chiama Papa Francesco, diffuso da tanti mezzi di comunicazione, è una proposta 'vuota' finalizzata a consumare la vita, le amicizie, gli affetti. Il rischio è veramente quello di creare una generazione di persone sempre più svuotate dal loro interno. Prendiamo il caso dei tanti giovani che in Italia non studiano più e non cercano lavoro e vivono in questa sorta di limbo proprio negli anni in cui uno dovrebbero aprirsi alla vita. Tutti, e in modo particolare noi adulti, dovremmo porci degli interrogativi e, soprattutto, chiederci come Chiesa e comunità civile che percorsi e testimonianze offriamo ai nostri ragazzi. E' una domanda che qualsiasi genitore, insegnante, catechista deve farsi. Però, lo ripeto, il mondo giovanile offre tanta ricchezza: ne ho avuto conferma anche in queste settimane nelle quali ho visitato diversi Grest della nostra Diocesi e ho incontrato tanti giovani animatori, qualcuno nell'età della media superiore, altri più grandi, che dedicano parte del loro tempo a far compagnia ai più piccoli: un compito che svolgono con autentica passione, pur con i limiti della loro età. Ci sono altri esempi virtuosi: penso agli universitari che si  rendono disponibili per aiutare i profughi o per altri gesti di carità. Giovani che hanno passione e gusto per la vita buona, e non hanno paura di rischiare e di inventare. Non è vero, dunque, che il mondo giovanile è solo negativo: è una realtà con grandi risorse, che va sostenuta e accompagnata. Per noi Chiesa in particolare c'è una provocazione particolare, perché il Papa ha voluto che il Sinodo dei vescovi che si terrà nel 2018 sia dedicato al tema 'I giovani, la fede e il discernimento vocazionale': nella preparazione a questo appuntamento si dovrà trovare l'occasione per ascoltare i ragazzi, capire per quali valori vivono e come guardano la Chiesa e la realtà della fede, se esistono dei pregiudizi e come superarli. Stiamo pensando di incontrare i giovani nei luoghi della loro vita: la scuola, lo sport, ma anche la piazza. Certo, come Chiesa non basterà ascoltare i giovani: dovremo anche chiederci che cosa proponiamo ai ragazzi delle nostre comunità. In particolare dovremo interrogarci sul modo di proporre loro la bellezza di Cristo: sono convinto che se un giovane ha la grazia di scoprire Gesù nella sua pienezza e di vivere l'entusiasmo per lui, va incontro all'avventura più grande della vita. Lo diceva spesso San Giovanni Paolo II: se non ci si innamora di Cristo da giovani, quando si può farlo? La gioventù è anche il tempo nel quale il cuore è più aperto ad abbracciare i grandi ideali. Tutti, credenti e non credenti, devono provare un amore reale per i giovani. E inoltre va ricordato che c'è la giovinezza del tempo, ma c’è anche una gioventù del cuore: ed è bello trovare un adulto che conserva l'entusiasmo per la vita, nonostante le inevitabili delusioni incontrate lungo il suo cammino".

 

 

Mons. Corrado, può anticipare ai lettori de "il Ticino" i temi che caratterizzeranno il nostro impegno, come Diocesi di Pavia, per il prossimo anno pastorale che inizierà a settembre?

 

"L'anno scorso avevo scritto la lettera pastorale dal titolo 'Vivere oggi l'incontro con Cristo': nella terza parte accennavo alle vie attraverso le quali può svolgersi questo incontro, indicando come una di queste strade è la vita della Chiesa e della comunità cristiana che la anima. Il tema che vorrei mettere a fuoco nel prossimo anno pastorale è cosa vuol dire oggi essere una comunità cristiana nel nostro territorio, nella nostra Diocesi, nei nostri luoghi di vita. Venerdì 22 settembre, alle 20,45 in Cattedrale, l'apertura dell'anno pastorale prevederà la presentazione della mia nuova lettera pastorale, più breve rispetto a quella del 2016. Cercherò anche di recepire alcune sollecitazioni che Papa Francesco ha donato nel convegno di Firenze del 2015 attraverso i famosi cinque verbi che, in quel contesto, sono stati indicati come modello di essere Chiesa oggi: uscire, annunciare, abitare, educare e trasfigurare. Dobbiamo capire cosa vuole dire, in termini pratici, questo insegnamento per noi. Nella stessa sera ascolteremo il cardinale Gualtiero Bassetti, nuovo presidente della Cei, che ci aiuterà a cogliere che tipo di immagine di Chiesa traspare dell'Evangelii Gaudium, l’Esortazione Apostolica che il Pontefice ha consegnato a tutta la Chiesa. Avremo poi modo di lavorare insieme sulla mia lettera pastorale e sulla relazione che ci proporrà il cardinale Bassetti, a livello sia di consiglio pastorale che nei vicariati e nelle parrocchie. Un altro momento importante dell'anno pastorale sarà il cammino verso il Sinodo dei giovani del 2018, accompagnato dalle nostre Pastorali giovanile, universitaria, scolastica e sportiva. Infine, dal gennaio 2018 inizierò la visita pastorale in Diocesi. L'idea è di visitare ogni anno un vicariato. Comincerò dal vicariato quarto, che si sviluppa attorno a Certosa: abbiamo già stabilito con i parroci i tempi. Visto che sarà la mia prima visita pastorale, vorrò dedicare ad ogni parrocchia una o due settimane: l'intenzione è quello di essere un po' 'parroco a fianco del parroco', incontrare con lui le realtà presenti, sia della comunità cristiana che del territorio, i luoghi di lavoro, le scuole, le associazioni di volontariato. Cercherò anche di andare nelle strutture dove ci sono gli anziani e di recarmi a casa dei malati. La visita sarà un modo per verificare i problemi e le domande delle nostre comunità, aiutarle e accompagnarle nel cammino di recepimento di tante provocazioni buone che il Papa ci sta proponendo".

Alessandro Repossi (Twitter: @alerepossi)

 


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