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L'omelia del vescovo Sanguineti per il funerale di don Adelio Frapolli   versione testuale

Mons. Corrado ha presieduto il rito funebre lunedì 25 settembre a Belgioioso


Carissimi fratelli e sorelle, cari confratelli nel sacerdozio, carissimi familiari di Don Adelio,

 

 

Il nostro caro Don Adelio, che era il decano del nostro presbiterio, ci ha lasciati, in modo silenzioso, quasi non volesse recare disturbo: dopo un tempo vissuto nella casa “San Riccardo Pampuri” a Trivolzio, dove era ospite da poco più di un anno, è andato incontro al suo Signore. Voi tutti lo avete conosciuto meglio di me, lo avete frequentato in tanti anni: io ho potuto incontrarlo più volte, da quando sono Vescovo di Pavia, prima alla Casa “San Giuseppe” di Belgioioso e poi a Trivolzio. Custodisco nel cuore il ricordo bello del suo sorriso, del suo sguardo, della compostezza con cui accoglieva l’invito a pregare e con cui riceveva la benedizione. Davvero Don Adelio è uno di quei “piccoli” di cui ci ha parlato il Vangelo di Matteo appena proclamato: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25). Potremmo dire: è un semplice prete, che ha servito la Chiesa, nei vari ministeri che ha ricoperto, senza mai cercare posizioni o visibilità. Ordinato il 29 giugno del 1949 dal Vescovo Carlo Allorio, per i primi anni è vicario parrocchiale in diverse comunità: a Binasco, a San Francesco e a San Primo in Pavia; quindi parroco a Torre dei Negri (1963-1969), poi a Marzano (1969-1983) e nel frattempo assume anche l’incarico di segretario del Vescovo Giuseppe Angioni dal 1972 al 1979. Dopo Marzano, diviene parroco a Lambrinia e dal 1987 è cappellano alla casa di riposo “San Giuseppe” delle suore guanelliane qui a Belgioioso, dove negli ultimi anni è assistito nella sua malattia e nella vecchiaia che avanza. Tutti questi servizi sono stati svolti da Don Adelio con animo disponibile, con obbedienza, facendosi sempre amare dalla gente e anche dai confratelli: ovviamente anche lui avrà avuto i suoi difetti e le sue mancanze, ma mi ha colpito che nel ricordo di tanti sacerdoti e dei fedeli che l’hanno conosciuto e amato, prevale una memoria grata. Alcune espressioni raccolte da Don Vincenzo, formano come una sinfonia di voci che fanno rivivere ora il volto di Don Adelio e la sua umile persona: “un confessore pio e buono, sacerdote umile”, generoso e cordiale, “con il suo sorriso conquistava e teneva allegri i bambini”, sempre attento alla “Casa della vita” cresciuta qui a Belgioioso, “un prete prete”,che aveva a cuore la parola di Dio, contento di promuovere i Centri di Ascolto del Vangelo nelle case, disponibile a celebrare la Messa del sabato sera per le comunità del Cammino neocatecumenale, proprio per il forte risalto che si dava alla Parola di Dio in queste celebrazioni, “un prete affezionato agli altri preti”. Qui è davvero grande l’attenzione che Don Adelio ebbe verso Don Giuseppe Ventura, un maestro elementare, non sposato, che intorno ai sessant’anni, maturò la sua vocazione sacerdotale proprio accanto a Don Adelio, e con il suo aiuto fu ordinato prete a 71 anni. Mi scrive Don Vincenzo: «La scelta pastorale del Vescovo fu molto chiara: don Giuseppe avrebbe esercitato il ministero sacerdotale sempre accanto a don Adelio. Iniziarono così una esemplare vita comune a Marzano dove don Adelio era parroco. Furono dal 1979 al 1992 (tredici anni) i due “fratelli sacerdoti”. Insieme ai ritiri, insieme agli aggiornamenti del Clero, insieme agli esercizi spirituali: un autentico esempio di comunione sacerdotale e questo si realizzò soprattutto per la pazienza e per merito del gioioso e semplice don Adelio». Carissimi fratelli e sorelle, la Parola che abbiamo oggi ascoltato, possiamo dire che ha trovato espressione viva nel cammino sacerdotale di Don Adelio, e in questo senso sta qui l’eredità più bella che egli ci lascia: un’eredità che possiamo fare nostra, nella misura in cui ci accordiamo con questa Parola, e permettiamo ad essa di dare forma e respiro alle nostre giornate, alle nostre scelte, al nostro modo di essere credenti, e di essere preti in questa Chiesa e per questa Chiesa. Vorrei allora, raccogliere, tre parole che sono risuonate nelle letture di oggi, e che sembrano trasparire dal volto e dalla testimonianza del caro Don Adelio: fiducia, desiderio e ristoro. Per due volte, San Paolo nel brano della seconda lettera ai Corìnzi, parla di fiducia: «Dunque, sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo - camminiamo infatti nella fede e non nella visione -, siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore» (2Cor 5,6-8). Questa fiducia nasce dalla fede profonda nel Signore risorto, che ci assicura un destino di vita piena, oltre la morte: camminiamo nella fede, non nella visione, entriamo in contatto con Cristo attraverso il segno della Parola, dei sacramenti, dei fratelli, e sappiamo di non essere più soli, abbandonati a noi stessi. Questa fiducia è il segreto di un cuore lieto e in pace, e credo che il sorriso dolce e sereno di Don Adelio fosse l’espressione di questa certezza che ha sempre accompagnato i suoi giorni. Anche in questo ultimo periodo, quando non era più presente in modo pieno con la sua mente, e faticava a riconoscere le persone, o nel suo parlare, sembrava immerso in una realtà tutta sua, si ricomponeva e si faceva presente e attento quando lo si invitava a pregare: come se, dal profondo della sua persona, venisse alla luce il permanere di questo rapporto, custodito e nutrito tutta la vita, con il suo Signore. Insieme alla fiducia, l’apostolo Paolo fa trasparire un desiderio, carico di attesa: il desiderio di lasciare l’esilio di questa vita, per «abitare presso il Signore». In effetti, nel cuore di ogni vero credente abita questo desiderio, talvolta struggente, di poter vedere finalmente il volto amato di Gesù, di passare dal tempo dei segni all’eterna visione della realtà. Si tratta di un desiderio sereno, che non esprime disprezzo o indifferenza per questo mondo e per le creature che ci circondano, ma proprio perché amiamo tutto come dono di Dio, e riconosciamo i segni di una presenza che già ora entra in relazione con noi, attendiamo e desideriamo che si sveli pienamente il volto di Colui che amiamo, il volto del Signore. Certamente gli occhi puri e profondi di Don Adelio, occhi di un bambino capace di stupirsi, perciò così a suo agio con i bambini che ha sempre amato, sono gli occhi di un uomo in attesa, di un sacerdote che viveva il desiderio dell’incontro, faccia a faccia, con il suo Maestro e Signore. Infine, nel Vangelo, per due volte torna la parola “ristoro”, riposo: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita» (Mt 11,28-29). Chi di noi nella vita non si sente, a volte, stanco o oppresso, da fatiche, preoccupazioni, sofferenze? Chi di noi non cerca momenti di riposo, di ristoro, dove ritrovare speranza e dove attingere forza? Ebbene, Gesù si propone a noi come la sorgente del vero riposo, di quel ristoro che sa rinnovare la vita, e sa rigenerare il cuore stanco: venire a lui, con fiducia, prendere il suo giogo d’amore, imparare da lui, mite e umile di cuore, come discepoli sempre in cammino, questa è la via che conduce al ristoro autentico. Il nostro Don Adelio, prete innamorato di Gesù, affezionato al mistero del Cuore di Cristo, ha vissuto e ha testimoniato, nella sua umanità gentile e premurosa, lieta e positiva, il dono di questo riposo, attinto nell’amicizia con il suo Signore, e noi ora preghiamo con fiducia perché Gesù introduca questo suo servo e amico nella pienezza di questo riposo, nella pienezza della gioia che Dio prepara per noi in cielo. Affidiamo alla Vergine Maria, teneramente amata da Don Adelio, la nostra preghiera e chiediamo a Lei che susciti ancora tra noi uomini veri e buoni, come Don Adelio, e non faccia mancare il dono di nuove e autentiche vocazioni al ministero: che il Signore continui a donare alla sua Chiesa pastori secondo il suo cuore! Amen

 

+ Mons. Corrado Sanguineti

Vescovo di Pavia


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