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Paolo Gentiloni al Collegio Ghislieri di Pavia per il convegno su Tommaso Mauro   versione testuale

Il premier ha salutato gli studenti e la comunità del Collegio che nel 2017 festeggia 450 anni di vita


"C'è una scuola di pensiero, in Italia, che ha visto i cattolici impegnati nello Stato, nelle istituzioni e nell'insegnamento. Penso all'eredità che ci hanno lasciato figure come Vittorio Bachelet e altri ancora: personaggi ai quali anch'io sono molto legato. E' in questo contesto che si inserisce Tommaso Mauro". Lo ha dichiarato oggi, giovedì 12 ottobre, il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, intervenuto al Collegio Ghislieri alla sessione pomeridiana del convegno dal titolo "Gli enti tra diritto della Chiesa e diritto dello Stato. Incontro di studi in ricordo di Tommaso Mauro". 
Tommaso Mauro, docente di Diritto Canonico e Diritto Ecclesiastico all'Università di Pavia tra gli anni '50 e gli anni '70, era il suocero di Paolo Gentiloni. "Oltre all'affetto personale che mi lega a lui - ha sottolineato il Premier nel suo breve intervento nell'Aula Goldoniana del Ghislieri -, è giusto ricordare anche come anche Tommaso Mauro abbia avuto, nella sua vita, la capacità straordinaria di saper incrociare una grande fede religiosa e un profondo spirito laico per le istituzioni. Questa è la lezione più importante che, penso, ha saputo trasmetterci".
Gentiloni è arrivato al Ghislieri alle 14.30 ed è ripartito poco dopo le 15.40. Al suo arrivo è stato accolto dal prefetto Attilio Visconti, dal rettore del Ghislieri, Andrea Belvedere, e dal rettore dell'Università di Pavia, Fabio Rugge. Il Presidente del Consiglio ha salutato gli studenti e la comunità del Ghislieri, che quest'anno festeggia i 450 anni di vita (nella foto il Premier con il gruppo del Collegio, ndr). Prima di lui, al convegno era intervenuto anche il prof. Virginio Rognoni che aveva sottolineato la sua vicinanza a Tommaso Mauro soprattutto all'interno della Fuci. "Tommaso Mauro - ha ricordato Rognoni - è stata una persona per bene, elegante, un fine umorista. La Fuci rappresentava per noi uno spazio di libertà, anche durante l'epoca del regime fascista". (A.Re.) 

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