• diminuisci dimensione carattere
  • diminuisci dimensione carattere
  • aumenta dimensione carattere
  • dimensione carattere
 Il Ticino » Notizie » Il Vangelo di domenica 12 novembre: "A mezzanotte si alzò un grido" 

Il Vangelo di domenica 12 novembre: "A mezzanotte si alzò un grido"   versione testuale

Il commento di don Michele Mosa


Ho ancora nelle orecchie e nel cuore il concerto che la comunità valdese ha offerto alla città in occasione dei cinquecento anni della Riforma: grazie per la bella serata. Forse per questo – si trattava delle tre Cantate composte da Johann Sebastian Bach per la “Reformationfest”, la festa della Riforma – mi è tornata in mente un’altra cantata del compositore tedesco: «Wachet auf, ruft uns die Stimme», «Svegliatevi, ci chiama la voce», ispirata al brano di Vangelo che ascolteremo domenica prossima. Una voce si leva a mezzanotte e sveglia le vergini: ma di chi è quella voce? Non è la voce dello Sposo: è ancora lontano; neppure quella dello Spirito o del Precursore. È il grido d’allarme delle sentinelle che sono di guardia sulla torre. Ascoltare quella voce però non è facile: giunge a mezzanotte e coglie tutte (i) di sorpresa: dormivano anche le sagge. (Dormire non è segno di stoltezza. Solo di stanchezza). Mi è più facile capire – forse perché l’ho sperimentato personalmente – la voce che dal basso grida verso l’alto: «De profundis ad te Domine clamavi» (Sal 129,1). Tuttavia se non cogli la voce che ti chiama – «Lekh lekhà, vattene, vai » (Gen 12,1) – come potrai diventare “apostolo”? C’è poi un altro rischio: come non scambiare la voce delle sentinelle con quella dello Sposo? Perché non posso accontentarmi della voce, devo arrivare alla Parola. A incontrare, vedere la Parola. Questo è il mio dramma: udire la voce della sentinella per vedere lo Sposo. “C’era una volta un musicista che suonava così meravigliosamente il proprio strumento, che la gente che lo udiva non riusciva a non danzare, saltando fino al soffitto, talmente grande era la loro gioia. Più ci si avvicinava al musicista, più la gioia era grande e più la danza cresceva. Ma quando arrivò un sordo, non sentendo la musica, pensò che tutta quella gente fosse pazza”. (Racconto attribuito a Baal Shem tov, fondatore del moderno chassidismo ebraico). Io sono quel sordo. Sordo e stolto.

 

  
 
Don Michele Mosa

stampa pagina segnala pagina condividi