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L'omelia del Vescovo Corrado per il solenne pontificale del giorno di Natale   versione testuale

Mons. Sanguineti ha presieduto la celebrazione nella Cattedrale di Pavia il pomeriggio del 25 dicembre 2017


Carissimi fratelli e sorelle,

 

La liturgia della Parola di questa “Messa del Giorno” nella solennità del Santo Natale è di una ricchezza inesauribile, perché cerca di esprimere qualcosa d’immenso, che trascende ogni attesa e ogni comprensione umana. L’evangelista Giovanni, nel prologo con il quale apre il suo vangelo, evoca con pochi tratti il mistero originale e scandaloso della nostra fede: «Il Verbo si è fatto carne», «Verbum caro factum est». Si potrebbe e si dovrebbe meglio tradurre il testo greco: «La Parola divenne carne», la Parola eterna di Dio, che è la stessa persona del suo Figlio unigenito, non ha avuto paura di entrare nella nostra storia, nel movimento del divenire umano e ha compiuto un cammino, che l’ha condotta a diventare “carne”, ad assumere il volto di un uomo reale tra noi. È l’ebreo Gesù di Nazaret, nato a Betlemme al tempo dell’impero di Cesare Augusto: egli ha vissuto prima a Nazaret in Galilea, condividendo le esperienze più normali dell’esistenza, come l’appartenenza a una famiglia, il lavoro, la festa, le relazioni in un piccolo “mondo”, e poi si è fatto maestro itinerante fino alla Giudea, fino a Gerusalemme, dove ha compiuto la sua missione nel dramma della passione e della morte in croce e nella novità della sua risurrezione. Fratelli e sorelle, in questo cammino della Parola di Dio, c’è davvero l’insuperabile novità del cristianesimo, la sua “pretesa” inaudita che supera ogni immaginazione, così come appare all’inizio della lettera gli Ebrei, nella seconda lettura di oggi: «Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio» (Eb 1,1-2). Questi giorni “ultimi”, definitivi e decisivi sono iniziati con la nascita di Cristo, con la presenza del Figlio di Dio tra noi, attestata nella memoria evangelica e apostolica, viva e attuale nella potenza dello Spirito, nella realtà storica della Chiesa, nel segno di uomini e donne che testimoniano la bellezza e la letizia della fede cristiana. Dio non ha fatto conoscere solo la sua volontà attraverso la parola della Legge, né si è limitato a farsi presente nel cammino d’Israele con gesti, parole e uomini da lui inviati, come i profeti, ma ha voluto rivelarsi e farsi vedere di persona attraverso il suo Figlio divenuto uomo, uno di noi! Tutta la vita di Gesù, il suo modo d’essere, d’agire, di parlare, di entrare in rapporto con gli uomini, fino alla suprema testimonianza della sua croce e della sua risurrezione, tutto è Parola di Dio fatta carne, è rivelazione del mistero santo e ineffabile dell’Eterno: «Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato» (Gv 1,18). Cristo ci rivela così il volto di Dio, che non è più un mistero insondabile, un enigma che sembra incombere sulla vita, ma è Parola, è rapporto, è eterna amicizia. Nella nostra esperienza la parola è uno strumento bellissimo per entrare in relazione, nonostante tutte le parole vuote o false, nonostante tutte le parole logore e formali, che purtroppo ci accompagnano, ci rendiamo conto che la parola, unita spesso al gesto, all’espressione del volto, è una facoltà mirabile di noi umani: attraverso la parola noi ci apriamo all’altro, ascoltiamo e dialoghiamo, ci rivolgiamo a un “tu”. «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio» (Gv 1,1): in principio, alla radice dell’essere, c’è la Parola, c’è un Dio che è apertura all’altro, che è dialogo e rapporto già in se stesso, nell’amore e nel dono reciproco tra il Padre e il Figlio e lo Spirito, e desidera che esista un altro di fronte a sé, tanto da chiamare dal nulla all’essere il mondo e nel mondo noi creature umane, fatte a sua immagine e somiglianza, capaci di entrare in libera relazione con lui. Potremmo dire, fratelli e sorelle, che in Gesù Cristo, il Figlio fatto uomo, la Parola divenuta carne della nostra carne, noi scopriamo un Dio che vuole comunicarsi a noi, fino all’unione piena. Proprio come accade nell’esperienza dell’amore, delle grandi amicizie, dei legami profondi nella vita: «Quando si ama ci si parla, certo, ma poi presto si desidera condividere esperienze di vita, avvicinarsi, e, infine, unirsi l’uno all’altro. E se già la parola esprime un desiderio, la carne palpita, freme, desidera unirsi alla carne dell’altro. E così anche Dio, la Parola diviene carne, si fa uomo» (X. Seres). Se guardiamo alla nostra esperienza, riconosciamo questo movimento del desiderio che tende all’incontro e all’unione, e ci accorgiamo che tutti i mezzi di comunicazione, oggi sempre più ricchi e diversificati, non possono sostituire l’incanto e la bellezza di un rapporto diretto, faccia a faccia. Tanto che si può essere connessi tutto il giorno, attraverso le reti digitali, i social-network, e rimanere terribilmente soli: anzi quando un adolescente o un uomo si lasciano catturare e quasi inghiottire da un uso eccessivo di questi mezzi, qui c’è il segno di una solitudine o di una grande fatica a stare nel reale, ad affrontare la fatica delle relazioni, una fatica che diventa però fonte di vita e che ci fa uomini e donne in senso pieno. Fratelli e sorelle, noi portiamo l’immagine e la somiglianza di Dio, un Dio che è parola, apertura all’altro, rapporto, comunione in sé e fuori di sé. Egli perciò non ci salva dandoci una serie di leggi e d’indicazioni, non ci soccorre nella nostra condizione di uomini deboli, peccatori e mortali, mostrandoci solo alti insegnamenti o esempi di vita in uomini da lui prescelti, ma si coinvolge con noi, fino a diventare uno di noi, fino a essere una presenza umana nella nostra storia, una presenza che ci attira a sé nella libertà, e che ci rende capaci di desiderare e di compiere il bene. «Dio è amore» (1Gv 4,8): l’apostolo Giovanni potrà dare questa “definizione” straordinaria di Dio, perché questo amore lo ha contemplato, lo ha veduto, lo ha toccato nella persona di Cristo, nel volto del Figlio amante e amato. Chi ama, infatti, desidera avvicinarsi, assimilarsi, unirsi a colui che ama: ecco perché Dio si è fatto uomo, per far accadere un rapporto di familiarità con lui, assolutamente impensabile, eppure reale, autentico, vero. Il Natale, carissimi fratelli e sorelle, è l’inizio di questa presenza del Dio con noi in Gesù, l’inizio di questa possibile familiarità con il Mistero, che vive nella persona del Figlio fatto uomo, e che continua a toccare la nostra vita attraverso il flusso vivente della Chiesa. È una comunità di uomini e di donne che portano nel mondo la presenza di Cristo, e nel grembo materno di questo popolo, pur in mezzo a ombre, oscurità e peccati, non mancano mai persone o momenti di persone da guardare, viva trasparenza di Gesù: sono i santi di ogni tempo, noti e ignoti, testimoni di un Dio che prende dimora nella carne e nella vita di chi si affida a lui. Ancora Giovanni, nel suo prologo, evoca il mistero di questa nuova vita che accade, per grazia, in coloro che aprono il cuore a questa presenza, alla Parola che è luce e vita, e che si fa carne: «A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati» (Gv 1,12-13). Che possiamo essere anche noi partecipi di questo “potere”, di diventare figli di Dio, che nella vita semplice della Chiesa, possiamo crescere in questa familiarità con Gesù e con il Padre, ed essere così sottratti alla paura e all’incertezza del vivere. Amen!

 
 + Mons. Corrado Sanguineti (Vescovo di Pavia)
 


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