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La Voce dei Profeti: "Nè lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole"   versione testuale

Il commento alla Sacra Scrittura di domenica 14 gennaio di don Michele Mosa


Lasci Betlemme ma portando con te l’ultima riflessione di Luca: Maria custodisce nel suo cuore quello che è accaduto, quello che ha vissuto. E ci riflette sopra. Così sembra aver fatto anche Samuele. Esperienze di adolescenti? Domande che tutti noi ci siamo fatti cercando di capire quale strada intraprendere? Ascoltare. Osservare. Riflettere. Mi sembra che oggi ci venga suggerito il percorso, essenziale ma imprescindibile, del discepolo. O con una lezione astratta ma proponendoci una figura concreta: Samuele. Un ragazzo come tanti. Come lo sono stato io. Come lo sono quelli che frequentano il catechismo. L’oratorio. Fanno il chierichetto. Ecco, mi piace pensare a Samuele nel tempio come a un bravo chierichetto. Attento, preciso, disponibile. Sempre presente. Un ragazzo (una ragazza) che però non ha ancora fatto una vera esperienza di Dio. Primo punto: quanti ragazzi e ragazze frequentano le nostre parrocchie e non fanno esperienza di Dio. E quanti sacerdoti – io per primo – siamo la fotocopia di Eli: ci accontentiamo della routine, ci lamentiamo degli abbandoni ma non sappiamo riconoscere la voce di Dio. Non aiutiamo a incontrare Dio i nostri ragazzi e i nostri giovani. «“Parla”; è Dio colui che parla, “il tuo servo ti ascolta”: l’uomo è anzitutto ascolto di una parola che Dio pronuncia. Cosi Samuele passa da un’esistenza buona, di servizio, a una coscienza teologica profonda del mistero dell’uomo e di Dio: l’uomo è accoglienza, Dio è iniziativa, parola, comunicazione, dono di sé, amore» (C. M. Martini). Perché il profeta è innanzitutto uomo che ascolta non che impara una lezione e la ripete. «È – mi piace la definizione di mons. Borgonovo – l’artigiano della parola, colui che forgiando con cura la parola umana cerca di esprimere il suo incontro con Dio». Che il Signore in quest’anno che muove i primi passi ci doni di essere “uditori della Parola” (K. Rahner) per essere profeti coraggiosi. E saper condurre i ragazzi e i giovani, senza dimenticare gli adulti e gli anziani, a vivere un vero incontro con Cristo. Un incontro che cambi la nostra vita.

 

 

Don Michele Mosa


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