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L'omelia del Vescovo Corrado nella S. Messa per la Giornata della Vita Consacrata   versione testuale

Mons. Sanguineti ha presieduto la celebrazione venerdì 2 febbraio nella Cattedrale di Pavia


Carissimi religiosi e religiose, e voi tutti membri della vita consacrata, nelle sue varie forme,

 

Carissimi fratelli e sorelle,

 

La festa di oggi ci riporta agli inizi della vita di Gesù, quando Maria e Giuseppe, in obbedienza alla Legge, hanno consacrato il loro primogenito presentandolo al tempio, e hanno offerto un sacrificio. Immaginiamo per un istante la scena: nella folla delle persone che salgono al tempio di Gerusalemme, c’è una giovane coppia di genitori, che portano un bimbo di quaranta giorni, ed è lo Spirito che consente al vecchio Simeone e all’anziana profetessa Anna di riconoscere in quel neonato il Messia atteso, la consolazione e la redenzione d’Israele. Come spesso accade, il compimento della parola dei profeti è molto diverso da come si poteva immaginare; nella prima lettura abbiamo ascoltato come il profeta Malachìa aveva intravisto l’entrata gloriosa del Signore nel suo santuario: «Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti. Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire?» (Mal 3,1-2). Il profeta immagina il Signore che entra nel suo tempio destando timore e tremore, e che siede per purificare i figli di Levi, i sacerdoti dell’antica alleanza, «perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia» (Mal 3,3). Ebbene, che cosa vediamo nel racconto di Luca? Il Signore viene nel suo tempio, ma nascosto nel volto di un tenero bambino, di soli quaranta giorni, e la sua presenza non suscita paura o tremore, suscita invece gioia e commozione nel cuore di Simeone e di Anna. La potenza del Signore è molto differente dalle nostre immagini di forza e di dominio. Si compie poi un’offerta, non da parte dei figli di Levi, ma da parte di due umili sposi, che provengono da Nazaret, e che, essendo poveri, non possono offrire un agnello, ma solo «una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore» (Lc 2,24). In realtà Maria e Giuseppe, senza averne piena coscienza, stanno presentando a Dio il vero agnello, che sostituirà l’agnello pasquale, offerto per la salvezza di tutti, per togliere il peccato del mondo. La festa della Presentazione è davvero festa dell’offerta, e le parole che Simeone rivolge a Maria alludono già al destino di sofferenza e di rifiuto che incontrerà il Messia, evocano il sacrificio al quale sarà associata la madre: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori» (Lc 2,34-35). Proprio la dimensione dell’offerta, presente nel gesto di Maria e di Giuseppe, ha guidato San Giovanni Paolo a far coincidere questa festa con l’annuale Giornata della Vita Consacrata, che si celebra dal 1997: voi consacrati e consacrate, siete stati chiamati a vivere un’offerta totale di voi stessi al Signore, nella sequela di Gesù casto, povero e obbediente, e siete associati in modo singolare al mistero della croce e della redenzione che Cristo ha realizzato nel sacrificio libero e amoroso di sé, nella consegna fiduciosa e radicale al Padre. È bello che in questa festa, la Chiesa vi circondi con la sua preghiera e con la lode a Dio per il dono della vita consacrata, dono che non dovrebbe mai venire a mancare nel cammino del popolo di Dio. Sappiamo che in questi ultimi decenni, non poche famiglie e congregazioni conoscono un tempo di prova e di discernimento, legato al calo delle vocazioni e all’invecchiamento di tanti religiosi e religiose, sappiamo anche che sono nate nuove forme di consacrazione, e che non mancano comunità benedette, che attraggono giovani, a volte già ben sistemati e avviati nel mondo, a osare nuovi cammini di dedizione a Cristo. È bello, anche, che i protagonisti della scena evangelica siano una coppia di giovani, gli sposi di Nazaret e genitori di Gesù, e una coppia di anziani, Simeone e Anna, che in modo proprio, vivono e gioiscono della presenza del Messia, ed esprimono un movimento di offerta e di lode a Dio. Questa vicinanza di due giovani e di due anziani richiama un dato più volte richiamato da Papa Francesco: quanto è preziosa la presenza di giovani e anziani non solo nella vita delle famiglie, ma anche nelle comunità religiose. Quanta ricchezza di fedeltà e di testimonianza voi, carissimi consacrati, avanti negli anni, potete donare a tutta la Chiesa, e alle vostre comunità, alle consorelle e ai confratelli che hanno meno anni e meno esperienza, e quanta freschezza ed entusiasmo possono recare persone giovani che sono all’inizio del loro cammino di consacrazione. Per questo motivo, non deve cessare l’intensa preghiera perché il Signore susciti, anche oggi, nella nostra Chiesa di Pavia, vocazioni alla vita consacrata dalle nostre comunità, ed è giusto allargare lo sguardo e ringraziare il Signore per la chiamata che ha raggiunto giovani della nostra Diocesi. Come Vescovo, sto scoprendo, con gioia, che in questi anni non sono mancate vocazioni religiose, maschili e femminili, cresciute nella nostra Chiesa, sia nei cammini parrocchiali e associativi, sia nell’esperienza educativa di movimenti e comunità. Sono certo che nel silenzio Gesù sa farsi strada per attirare a sé cuori disponibili e per far splendere la bellezza di una vita totalmente offerta e consumata per Lui, per la Sua gloria, per il Suo Regno! Carissimi fratelli e sorelle, il compimento inatteso e paradossale dell’antico annuncio profetico di Malachìa nell’umile scena del vangelo diventa un segno anche per noi, e un invito a fidarci di Dio e delle sue strade, che spesso non sono le nostre strade, certi che ogni prova, voluta o permessa dalla Provvidenza del Padre, è occasione per una maturazione e per una purificazione più profonda. Come il Signore è entrato nel suo tempio, in questo modo così discreto e nascosto, attraverso un bimbo presentato dai suoi genitori, così il Signore è capace di dare fecondità a passaggi di fatica e di prova, che possono segnare la nostra vita personale e comunitaria, di Chiesa. Come Cristo è stato proclamato da Simeone «segno di contraddizione», così non dobbiamo avere paura di apparire talvolta “inattuali”, non dobbiamo preoccuparci di seguire il mondo, con la tentazione di adattare ai criteri del mondo la nostra forma di vita. Solo così, carissimi religiosi e religiose, sarete luce per gli uomini e le donne del nostro tempo, solo così la chiamata a seguire Gesù in una vita come la sua, casta, povera e obbediente, potrà parlare, inquietare, affascinare altri cuori, nella libertà dello Spirito, secondo i tempi di Dio. Che la Vergine Santa, madre dei consacrati, custodisca la verità e le fedeltà del vostro cuore, in letizia, in pace, fidandovi del Padre, certi, come diceva l’anno scorso a Milano Papa Francesco, che «la logica di Dio non si capisce. Soltanto, si obbedisce», ed è sempre una “logica” d’amore e di vita! Amen.

+ Mons. Corrado Sanguineti (Vescovo di Pavia)


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