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 Il Ticino » Notizie » L'intervento del Vescovo Corrado alla Veglia di Pasqua 

L'intervento del Vescovo Corrado alla Veglia di Pasqua   versione testuale

Mons. Sanguineti ha presieduto il rito la sera di sabato 31 marzo nella Cattedrale di Pavia


Carissimi fratelli e sorelle,

La suggestiva celebrazione di questa Veglia è caratterizzata da alcuni segni, che, in modo diverso, ci parlano della risurrezione di Cristo, come sorgente di vita per tutti noi, e richiamano al mistero che ci compie nel battesimo, che, in fondo, è la nostra Pasqua, il sacramento che ci rende partecipi della potenza di Gesù morto, sepolto e risuscitato a vita nuova. Io questa sera vorrei soffermarmi sul segno della luce che attraversa tutta la nostra celebrazione e che ha qualcosa da dire a tutti noi, che rinnoveremo le promesse del Battesimo, e in modo particolare a voi, carissimi catecumeni, che state per ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana – il Battesimo, la Cresima e l’Eucaristia – e che entrate a far parte pienamente della Santa Chiesa, comunità generata dalla Pasqua del Signore. Sì, è bene ricordare che se tutto si fosse concluso nel silenzio e nel buio del sepolcro, se le tenebre della morte non fossero state illuminate da una luce potente e ineffabile, - la luce della risurrezione, il passaggio di Cristo, in tutto il suo essere, spirituale e corporale, alla vita eterna che non muore più, - noi non saremmo qui, non sarebbe nata la fede cristiana. Essere cristiani, infatti, significa riconoscere in Gesù non un semplice maestro o profeta, destinato comunque a morire e a lasciare di sé solo una memoria e degli insegnamenti, ma il Signore, il Figlio del Dio vivente, che è una cosa sola con il Padre, il volto umano del Dio invisibile. Il racconto di Marco, sempre così essenziale, ci ha fatto rivivere la sorpresa e lo stupore delle donne, prime testimoni del sepolcro vuoto e aperto, le prime che hanno ricevuto il grande annuncio: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: "Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto"» (Mc 16,6-7). Le donne cercavano un morto, un corpo senza vita, da ungere e profumare, per rallentare il processo irreversibile della corruzione e della decomposizione, ed erano preoccupate: chi avrebbe rimosso la pietra dall’ingresso della tomba? Ed ecco, incontrano il primo segno che è accaduto qualcosa d’inatteso, che va oltre ogni immagine: la pietra è stata già rimossa, e la tomba è aperta. Dentro il buio di quella tomba, vedono «un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca» (Mc 16,5) e hanno paura. Esse cercavano Gesù Nazareno il maestro crocifisso e sepolto sotto i loro occhi, e ora il suo corpo non è più lì: egli è risorto, è vivo e attende i suoi discepoli in Galilea, dove tutto è iniziato. È l’annuncio di un nuovo inizio, che continua ad agire nella storia: noi siamo qui, fratelli e sorelle, perché siamo stati raggiunti da questo nuovo inizio, da questo annuncio incredibile, al quale non possiamo e non dobbiamo abituarci, noi siamo qui perché abbiamo incontrato qualcuno che ci ha parlato di Gesù, abbiamo incontrato suoi testimoni. Voi, carissimi catecumeni, siete giunti a questo passo decisivo nella vostra vita, perché avete incontrato amici, fratelli e sorelle più grandi nel cammino della fede, vi siete lasciati accompagnare dai vostri catechisti, dai vostri padrini e madrine, e potrete crescere nell’amicizia con Cristo, il Vivente, se continuerete il vostro cammino nella comunità cristiana, sentendovi davvero parte di un popolo. Ora, fratelli e sorelle, il simbolo della luce rimanda proprio alla luce del Risorto e alla luce della fede che si è accesa in noi: all’inizio di questa celebrazione, abbiamo benedetto il fuoco nuovo e da esso abbiamo preso la fiamma per accendere il cero pasquale, segno di Cristo risuscitato, luce che vince le tenebre. Poi, il cero acceso, portato dal diacono, è entrato nella cattedrale al buio, e da quel cero sono state accese le prime candele: quindi, di candela in candela, si sono moltiplicate le luci nel buio. Proprio così avviene la comunicazione della fede: è come una luce che si trasmette da persona a persona. Così noi diventiamo «figli della luce» e testimoni della luce! Il sacramento del battesimo ci fa passare dalle tenebre del peccato alla luce della vita nuova in Cristo, tanto che nei primi secoli era chiamato anche "illuminazione" e i nuovi battezzati erano gli "illuminati", strappati dal buio dell’ignoranza e dell’errore, e condotti alla luce della verità. La luce di cui abbiamo bisogno per vivere, per non brancolare nelle tenebre dell’incertezza, nella nebbia della confusione è la luce della verità donata e rivelata in Cristo, nel suo Vangelo, nel mistero della sua morte e risurrezione. Nel battesimo siamo rigenerati per la fede, riceviamo la fede come sorgente interiore di luce, come fonte di una nuova conoscenza di Dio e di noi stessi, come inizio della vita eterna in noi. Per questo motivo, il giorno del nostro Battesimo abbiamo ricevuto una veste bianca, segno della nuova vita, perché ci siamo rivestiti di Cristo, e una candela accesa al cero pasquale, e portando nelle mani queste candele accese, noi tra poco rinnoveremo le promesse del Battesimo, e confesseremo la nostra fede nel Dio vivente, Padre, Figlio e Spirito Santo. Così spiegava questo gesto Benedetto XVI in una sua omelia per la notte di Pasqua: «Nelle promesse battesimali accendiamo, per così dire, nuovamente anno dopo anno questa luce: sì, credo che il mondo e la mia vita non provengono dal caso, ma dalla Ragione eterna e dall’Amore eterno, sono creati dal Dio onnipotente. Sì, credo che in Gesù Cristo, nella sua incarnazione, nella sua croce e risurrezione si è manifestato il Volto di Dio; che in Lui Dio è presente in mezzo a noi, ci unisce e ci conduce verso la nostra meta, verso l’Amore eterno. Sì, credo che lo Spirito Santo ci dona la Parola di verità ed illumina il nostro cuore; credo che nella comunione della Chiesa diventiamo tutti un solo Corpo col Signore e così andiamo incontro alla risurrezione e alla vita eterna». Fratelli e sorelle, carissimi catecumeni, la luce accesa in noi nella grazia del Battesimo e della fede è anche un fuoco, che interiormente riscalda il cuore e arde in noi, consumando le impurità del peccato. Un fuoco che ci rende persone capaci di amare, persone con un cuore di carne e non di pietra: chi arde di questo fuoco, risplende, fa brillare intorno a sé un’umanità più bella, più lieta, che attrae, stupisce, interroga. Preghiamo il Signore per questi nostri fratelli e sorelle, che stanno per ricevere la potenza della risurrezione attraverso i sacramenti che li rendono cristiani, uomini e donne di Cristo. Preghiamo anche per tutti noi, perché fedeli al nostro Battesimo, possiamo essere, sempre di nuovo, illuminati e conquistati dalla luce della verità e dal fuoco dell’amore, che il Signore risorto effonde su di noi, donandoci di essere membra vive del suo corpo, figli e figlie della madre Chiesa, colei che ci genera e ci fa crescere nella certezza e nella sapienza della fede. Amen!

+ Mons. Corrado Sanguineti (Vescovo di Pavia)

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