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La Sacra Scrittura di domenica 13 maggio   versione testuale

Il commento di don Michele Mosa: "Perchè state a guardare il cielo?"


Una festa senza festa. Molte volte infatti in questa domenica si celebra o la Messa di Prima Comunione o la Cresima: e questi eventi “cancellano” l’Ascensione. Ma c’è – credo – anche un motivo più profondo, legato alla nostra psicologia: non si fa festa per un famigliare o per un amico che parte. Come può quindi la Chiesa far festa al Signore Gesù che sale al cielo? Si fa festa per l’amico che arriva, per il figlio che torna, per il Signore che viene: Natale è sinonimo di festa, Ascensione… forse solo di tante domande. E per di più senza risposta. Perché con l’Ascensione Gesù diventa invisibile. E l’invisibilità – a parte i cartoni animati – fa problema. Mi colpisce un’espressione del teologo luterano Dietrich Bonhoeffer: «L’invisibilità ci uccide». Perché porta con sé – credo – un rischio: “Lontano dagli occhi, lontano dal cuore”. Se non ti vedo come faccio a entrare in relazione con te? Qui sta il paradosso cristiano. O forse soltanto il segreto per una vita vera: essere salito al cielo ti toglie dalla vista ma non ti caccia dal cuore. L’Ascensione non è la fine ma l’inizio di una prospettiva nuova: siamo nel tempo dell’attesa. «Perché state a guardare il cielo?».  Non perché mi sono incantato o addirittura imbambolato; guardo il cielo perché attendo. Perché mi sforzo di uscire dalla logica del possesso e mi apro all’attesa. Possedere o attendere? Scrive Paul Tillich: «Penso al teologo, che non aspetta Dio perché lo possiede rinchiuso in un edificio dottrinale. Penso all’uomo di chiesa, che non aspetta Dio perché lo possiede rinchiuso in una istituzione. Penso al credente, che non aspetta Dio rinchiuso nella sua propria esperienza.  Non è facile sopportare questo non avere Dio, questo aspettare Dio...». E, rispondendo a un bambino della Prima Comunione, Papa Benedetto XVI spiegava che «Le cose più profonde, che sostengono realmente la vita del mondo, non le vediamo, ma possiamo vederne e sentirne gli effetti. E così è il Signore risorto: non lo vediamo con i nostri occhi, eppure vediamo che dove c’è Gesù, gli uomini cambiano e diventano migliori. Non vediamo il Signore, ma ci sono i suoi effetti». Forse dovremmo riflettere su questo: l’Ascensione più che chiudere il periodo “terreno” di Cristo apre agli uomini il tempo dell’attesa e della speranza. Non ci resta che invocare: Vieni Spirito Santo. Per poter insieme invocare: «Vieni Signore Gesù» (Ap. 22, 17).

 

 

Don Michele Mosa


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