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Il nuovo anno pastorale della Diocesi di Pavia   versione testuale

L'apertura venerdì 21 settembre, in Cattedrale, con Mons. Mario Delpini, Arcivescovo di Milano


Sarà l’Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini, ad aprire l’anno pastorale 2018-2019 della Diocesi di Pavia, in un incontro che si svolgerà venerdì 21 settembre, alle 20.45, in Cattedrale. Ad annunciarlo, in un'intervista su "il Ticino" di venerdì 27 luglio, è stato il Vescovo Corrado Sanguineti.
 

Eccellenza, vuole anticiparci il tema che caratterizzerà il prossimo anno pastorale per la nostra Diocesi? Quando ci sarà l'apertura ufficiale?

 

 

"Come avevo già indicato nella Lettera pastorale dello scorso anno, l'idea che ci ha accompagnato come Diocesi è stata quella, dopo aver posto l'attenzione all'incontro con Cristo, di effettuare una riflessione su cosa significhi essere oggi Chiesa lasciandoci provocare dall' ‘Evangelii Gaudium’ e dalle cinque vie del Congresso di Firenze: si è trattato di un avvio di lavoro, come ho ricordato anche nell'incontro conclusivo dello scorso anno pastorale. Non abbiamo certamente terminato di parlare delle cinque vie, che restano un orizzonte da tenere sempre presente per le nostre comunità. Quest'anno la nostra attenzione si concentrerà sulla Parola di Dio, prima grande via dell'incontro con Cristo. La Parola è qualcosa di più della Scrittura, che rappresenta la testimonianza scritta; la Parola di Dio è il suo rivelarsi e manifestarsi nella Storia, ed è una Parola viva prima attraverso la voce dei Profeti e degli Apostoli, poi addirittura incarnata in Gesù. Perciò anche la Scrittura, che la Chiesa custodisce e trasmette come la Parola di Dio ispirata, è qualcosa che riprende totalmente la sua bellezza e la sua forza, se viene letta, gustata, pregata e accostata dentro il vissuto della Chiesa. La mia breve Lettera che accompagnerà l'apertura del prossimo anno pastorale cercherà di aiutare a riscoprire questo tesoro che è affidato alle nostre mani, anche provando a individuare alcune forme, sia a livello di vita di comunità sia personali, che possano favorire questo accostamento a una Scrittura che nutra la fede e permetta una conoscenza non solo intellettuale ma anche interiore del cuore del Signore”.

 

 

Che temi svilupperà nella sua Lettera Pastorale?

 

 

“Accennerò sicuramente ad alcune forme che appartengono al vissuto della Chiesa, a partire dall'accostamento liturgico alla Parola riscoprendo anche forme importanti di preghiera come ad esempio quella dei Salmi; ma porrò l'accento anche sull'accostamento alla Parola che viene svolto anche in alcuni gruppi di ascolto, realtà già presenti nella nostra Diocesi e da valorizzare ulteriormente, e a forme di accostamento più personalizzate, sia nella forma della 'Lectio Divina', e ad altre più strutturale e sistematiche, con la possibilità anche di uno studio della Sacra Scrittura. Naturalmente metteremo a tema del prossimo anno pastorale la Parola di Dio non dimenticando le cinque vie di Firenze: la Parola del Signore esce, diventa annuncio, educa, abita la vita dell'uomo e, se viene ascoltata, veramente trasfigura e cambia una persona.
Inizieremo l'anno pastorale la sera di venerdì 21 settembre, alle 20.45 in Cattedrale, facendoci aiutare da una voce autorevole: sarà con noi, e lo ringrazio di cuore per avere accettato l'invito, l'Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini, che ci guiderà in una riflessione iniziale sulla Parola di Dio nella vita del credente e della comunità. Mons. Delpini, oltre ad essere un pastore di grande valore, è anche un uomo particolarmente dedito alla preghiera, con un amore per la Parola che ha potuto sviluppare anche grazie alla lunga frequentazione con il Cardinale Carlo Maria Martini. Ascoltarlo ci farà bene e ci aiuterà. Come è avvenuto l'anno scorso, nelle settimane successive all'inaugurazione mi recherò nei  Vicariati a presentare la mia Lettera pastorale che vorrà indicare alcuni semplici vie, da riscoprire come forma utile per far sì che la Parola di Dio sia davvero vita per noi e per la nostra Chiesa".



 

 

 

 

A FINE SETTEMBRE RIPRENDE LA VISITA PASTORALE

 

 

A fine settembre riprenderà anche la sua visita pastorale nelle parrocchie della Diocesi di Pavia. Che bilancio può trarre delle visite effettuate sino ad ora?

 

 

“Da fine settembre a inizio di dicembre completerò le visite alle parrocchie del quarto Vicariato. Sono contento della scelta fatta di restare in una comunità per un’intera settimana, a volte anche due: è una modalità che mi consente di avere prima di tutta una frequentazione con i sacerdoti e anche di ascoltare il loro vissuto. Ho trovato realtà molto vive, altre un po’ meno: ma, nonostante il clima di secolarizzazione che ormai da diversi anni caratterizza la nostra società, esiste ancora un popolo di Dio che vuole vivere la fede e fare tutto il possibile per comunicarla e trasmetterla agli altri. Sono rimasto felicemente colpito dal vedere quante persone, adulti, anziani e anche giovani, si spendono ogni giorno per le nostre comunità. Si affrontano con coraggio le fatiche e le sfide dei nostri tempi; ho anche incontrato preti molto vicini alla gente e, di conseguenza, molto amati. Ho notato che c’è anche la volontà di coniugare alcune devozioni, che derivano dalla tradizione, al desiderio di cercare anche forme nuove, per offrire cammini ai giovani. Ci sono realtà dove sono stati avviati da tempo progetti per coinvolgere i ragazzi, non solo grazie ai sacerdoti ma anche con l’impegno di tanti adulti. Mi è parso di cogliere nelle comunità in cui sono recato un rapporto intenso con il territorio, con un legame costruttivo con le amministrazioni locali e le associazioni di volontariato. Ne ho ricavato l’impressione di una Chiesa che vuole vivere”.

 

 

Che compito ci attende, come comunità cristiana?

 

 

“Nessuno ci chiede di erigere una sorta di muro per fermare l’avanzata della secolarizzazione: il nostro compito deve essere semmai quello di vivere la fede con semplicità e passione, testimoniandola anche attraverso la forma di una nuova socialità che si crea attorno al Vangelo e dare credito al fatto che il cuore dell’uomo è ancora capace di entusiasmarsi. Non serve fare troppi calcoli numerici; è meglio avere l’umiltà di capire che questo è il tempo in cui la fede si trasmette da persona a persona, accettando che esistano anche cammini segnati da allontanamenti e ritorni. C’è una passione per il bene dell’altro, che a volte comporta anche la necessità di fare un passo indietro: nell’educazione alla fede non servono le imposizioni, è meglio puntare sulla libertà. Laddove c’è un’esperienza che reca in sé la bellezza della fede, le persone la riconoscono e finiscono per esserne coinvolte. Come ci ricorda spesso Papa Francesco, il Signore è all’opera e ci precede sempre: non siamo noi i salvatori della Chiesa, ma semplicemente gli umili collaboratori di Dio. E’ un discorso che vale per tutti, dal Vescovo a ogni sacerdote, sino ai fedeli che svolgono anche i servizi più umili ma comunque essenziali all’interno di una comunità, per arrivare alla mamma che ogni giorno si spende per l’educazione dei suoi figli”.  

Alessandro Repossi


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