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L'intervento del Vescovo Corrado alla Veglia in memoria delle vittime delle migrazioni   versione testuale

La preghiera con Mons. Sanguineti si è svolta la sera di mercoledì 3 ottobre nella basilica di San Michele a Pavia


Carissimi fratelli e sorelle, carissimi amici che provenite da tanti paesi,

 

La veglia di questa sera è un gesto semplice e grande di memoria e di preghiera per tutte le vittime, note e ignote, che hanno perso la vita nei loro viaggi, come migranti, per terra e per mare: molti tra loro sono sconosciuti, scomparsi nel silenzio e nell’indifferenza di tanti, ma certamente Dio conosce i loro nomi, i loro volti, le loro storie e nel suo amore accoglie e abbraccia questi nostri fratelli e sorelle, aprendo loro le porte del cielo. La Parola di Dio, tratta dal libro dell’Apocalisse, ha messo di fronte ai nostri occhi la visione di «una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua» (Ap 7,9). Agli occhi del veggente, si manifesta il popolo dei salvati, dei martiri per la fede, di ogni tempo, così come appare dalle parole dell’angelo interprete: «Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti, rendendole candide col sangue dell’Agnello» (Ap 7,14). Possiamo pensare che al popolo dei martiri e dei santi, testimoni dell’Agnello, sono, in certo modo, associate tutte le vittime innocenti della violenza, dell’ingiustizia e delle persecuzioni che sfigurano la vita di troppi popoli, e tra queste vittime, stasera noi vogliamo porre anche coloro che hanno lasciato i loro paesi, spesso fuggendo dalla guerra e dalla povertà, e sono finiti in mano a trafficanti di uomini, in condizioni di vita disumane, compiendo viaggi su mezzi fatiscenti e trovando la morte nelle acque del Mediterraneo o in altre situazioni di pericolo e di rischio estremo. Non è questo il momento per affrontare il tema doloroso e complesso delle migrazioni dirette verso il nostro continente europeo, migrazioni che hanno molteplici ragioni e che suscitano in molti abitanti della nostra Europa paure, chiusure, barriere e muri, dando anche origine a fenomeni preoccupanti e indegni di disprezzo, di razzismo, di egoismo sociale. Papa Francesco ha più volte riconosciuto che non ci sono soluzioni facili, e che dovrebbe esserci una collaborazione e una convergenza di più nazioni per realizzare una vera accoglienza, realistica e possibile, che favorisca una piena integrazione in condizioni di dignità, di lavoro onesto con la giusta retribuzione: «Di fronte alle sfide migratorie di oggi, l’unica risposta sensata è quella della solidarietà e della misericordia; una riposta che non fa troppi calcoli, ma esige un’equa divisione delle responsabilità, un’onesta e sincera valutazione delle alternative e una gestione oculata. Politica giusta è quella che si pone al servizio della persona, di tutte le persone interessate; che prevede soluzioni adatte a garantire la sicurezza, il rispetto dei diritti e della dignità di tutti; che sa guardare al bene del proprio Paese tenendo conto di quello degli altri Paesi, in un mondo sempre più interconnesso» (Omelia nella Santa Messa per i migranti, 6/07/2018). Noi questa sera vogliamo ricordare, pregare e lasciarci interpellare da queste morti, per non cadere nel rischio di farci l’abitudine, per non chiuderci nel nostro “piccolo mondo”, per sentirci chiamati in causa e coinvolti nel dramma che vivono tanti nostri fratelli e sorelle. Vorrei concludere questa mia riflessione, con le parole che Papa Francesco ha pronunciato nell’omelia già citata, durante la celebrazione da lui presieduta il 6 luglio scorso, nel quinto anniversario della tragedia presso la costa di Lampedusa: « Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle. Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio – talvolta complice – di molti. In effetti, dovrei parlare di molti silenzi: il silenzio del senso comune, il silenzio del “si è fatto sempre così”, il silenzio del “noi” sempre contrapposto al “voi”. Soprattutto, il Signore ha bisogno del nostro cuore per manifestare l’amore misericordioso di Dio verso gli ultimi, i reietti, gli abbandonati, gli emarginati».Facciamo allora nostra la preghiera espressa dal Santo Padre in quell’occasione: «Chiedo allo Spirito Santo di illuminare la nostra mente e di infiammare il nostro cuore per superare tutte le paure e le inquietudini e trasformarci in docili strumenti dell’amore misericordioso del Padre, pronti a dare la nostra vita per i fratelli e le sorelle, così come ha fatto il Signore Gesù Cristo per ciascuno di noi». Così accada in ciascuno e ciascuna di noi, per uscire dall’indifferenza e dalla paura che chiudono gli occhi e il cuore! Amen

 

+ Mons. Corrado Sanguineti (Vescovo di Pavia)


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