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"I giorni che stiamo vivendo"   versione testuale

L'editoriale del Vescovo Corrado Sanguineti sul numero de "il Ticino" di venerdì 1 febbraio


Sono giorni particolari quelli che stiamo vivendo, che dovrebbero obbligare a riflettere. Sono i giorni in cui assistiamo al triste spettacolo di un’Europa e di un’Italia che chiude porte e porti ai migranti provenienti da terre sfregiate dalla guerra, dalla miseria, dalla mancanza di futuro, giorni in cui si chiudono occhi e cuore, si spostano uomini e donne, compresi bambini, come se fossero numeri: giorni in cui si lasciano su una nave 47 migranti che non possono nemmeno scendere a terra. Sono giorni segnati dalla memoria della Shoah, il vero “buco nero” del Novecento che ha inghiottito milioni di vite, e giustamente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ci ha messo in guardia sul rischio che «il virus della Shoah può rinascere», forse è già tra noi, magari ben camuffato. Sono giorni in cui è accaduto un altro fatto terribile, nel silenzio di quasi tutta la stampa: lo scorso 22 gennaio lo Stato di New York ha democraticamente approvato una legge che permette l’aborto fino al nono mese, quando ormai il bambino è pienamente tale, e lo permette per cause molto generiche (la salute della madre, anche in senso psicologico, le gravi malformazioni del feto, ormai bambino). Se fosse nota a tutti la pratica con cui si realizza l’“aborto tardivo”, un vero e proprio infanticidio, molti probabilmente sarebbero inorriditi. Infatti una modalità adottata prevede che il bambino sia rivoltato per farlo mettere in posizione podalica, sia parzialmente estratto, stando attenti a non fare uscire la testa dal canale del parto (perché questo, dal punto di vista legale, farebbe del feto ormai bambino un neonato non più sopprimibile!), si pratichi un’incisione alla base occipitale e con la punta delle forbici sia sfondata la scatola cranica. Quindi una cannula aspira il cervello determinando il collassamento del volume cranico e la morte del bambino che solo allora è tratti fuori. Perdonate se ho descritto come si realizza un aborto cosiddetto “tardivo”, ma temo che molti di noi non sappiano quali realtà terribili si nascondo dietro certe parole asettiche, e come la storia insegna, tutte le ideologie violente giocano con le parole, ne nascondono la vera portata. Ormai, l’aborto è pratica di selezione eugenetica, tanto che vi sono nazioni nella nostra civile Europa dove sono scomparsi i bambini down, perché impediti di nascere: si tratta di una selezione eugenetica più “soft” di quella nazista, meno appariscente e violenta, ma non siamo lontani da quell’orrore.

 

  

“Un silenzio disarmante su un provvedimento inumano”

 

Mentre, giustamente, vi è una viva attenzione sulle vicende dolorose dei migranti, su ciò che sta accadendo e si sta progettando per renderli invisibili tra noi e per chiudere le porte di ogni accoglienza, mentre c’è un impegno attivo da parte delle comunità cristiane e di altri soggetti della società per assicurare veri percorsi d’integrazione per gli stranieri che sono tra noi, confesso che sono rimasto stupito e addolorato che sul provvedimento inumano del civile Stato di New York si sia finora tenuto un profilo basso: c’è un silenzio disarmante e preoccupante, almeno per me, come Vescovo, e come uomo a cui sta a cuore l’umano! La vita si difende tutta, in ogni momento, come afferma Papa Francesco: «La difesa dell’innocente che non è nato deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo. Ma ugualmente sacra è la vita dei poveri che sono già nati, che si dibattono nella miseria, nell’abbandono, nell’esclusione, nella tratta di persone, nell’eutanasia nascosta dei malati e degli anziani privati di cura, nelle nuove forme di schiavitù, e in ogni forma di scarto» (Gaudete et exultate, 101). Accanto alla strage dei migranti che muoiono nelle traversate nel deserto e nei gommoni stipati dagli scafisti, c’è la silenziosa strage degli innocenti che non vedranno mai la luce, c’è la possibilità, ormai per legge, almeno nello Stato di New York, di praticare infanticidi, come nell’antica Grecia. Chiunque non ha rinunciato alla propria umanità e al proprio cuore, dovrebbe sentire l’esigenza di alzare la voce non solo a difesa dei migranti e degli sfruttati del mondo moderno e ricco, ma anche per esprimere lo sgomento di fronte a un uomo che agisce come arbitro assoluto della vita, che considera il frutto del grembo una proprietà della donna (nella legge americana, finché la testa del nascituro è dentro il grembo della madre, è sua proprietà, non è persona dotata di diritti inalienabili).

   

“Noi cristiani chiamati ad amare ogni vita”

  

Noi cristiani, in modo particolare, come “popolo della vita”, siamo chiamati ad amare appassionatamente ogni vita, a testimoniare la bellezza e la verità di Cristo, speranza per la vita di ogni uomo, a costruire, con tenacia e pazienza, luoghi di umanità nei quali ogni persona possa rifiorire e crescere con il suo volto e la sua dignità unica di creatura fatta a immagine di Dio. Sono i giorni illuminati dall’evento della Giornata Mondiale dei Giovani a Panama, dal grande incontro nel quale Papa Francesco ha consegnato parole di vita e di speranza alle migliaia di giovani, convenuti da tante nazioni del mondo. Vorrei allora concludere queste mie riflessioni con le parole che San Giovanni Paolo II rivolse ai giovani del 2000, quali sentinelle del mattino, parole che valgono anche oggi: «Voi non vi presterete ad essere strumenti di violenza e distruzione; difenderete la pace, pagando anche di persona se necessario. Voi non vi rassegnerete ad un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro. Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno, vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti». Spero che la Chiesa sappia difendere tutta la vita, ogni vita, collaborando con gli uomini e le donne di buona volontà, come ha sempre fatto, e non sia complice di un silenzio rabbrividente e di un’indifferenza colpevole. Non dimentichiamo che i crimini di cui si sono macchiati i regimi totalitari del secolo scorso sono avvenuti a opera di alcuni uomini, nell’ignavia e nella viltà di troppi giusti e onesti cittadini.

 

Mons. Corrado Sanguineti

(+ Vescovo di Pavia)


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