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La Sacra Scrittura di domenica 10 marzo   versione testuale

Il commento di don Michele Mosa. «Ti prostrerai davanti al Signore, tuo Dio»


Atto d’adorazione. Gesto con il quale ti fai piccolo quasi a rendere ancora più grande chi ti sta di fronte. Prostrarsi: riconoscere la grandezza di chi ci sta di fronte. È il gesto – certamente più eloquente e più potente delle parole – con il quale riconosco di “dipendere” da chi mi sta davanti: il gesto della creatura davanti al Creatore. Del servo davanti al Padrone. Del suddito davanti al sovrano. È un gesto difficile da compiere: non nella materialità del piegarsi ma nella valenza teologica e spirituale (nonché umana) perché si tratta di passare dal donare qualcosa – generalmente la decima delle primizie – al donare se stessi. È l’affidarsi di Maria alla Parola, il suo fiat. È il partire subito, nella notte, di Giuseppe. È il gettare le reti di Pietro. Prostrarsi è – credo – passare dalla liturgia della chiesa alla vita della Chiesa. Dalle preghiere alla preghiera. Prostrarsi al Signore e SOLO a Lui è ricevere ogni giorno in dono la libertà dei figli. Per questo è il gesto con cui Israele inaugura il “possesso” della Terra promessa: ora non è più schiavo. Prostrarsi al Signore e solo a Lui è l’unica garanzia di non tornare a essere schiavi. Prostrarsi: il gesto con il quale la Chiesa ci chiede di iniziare il cammino della Quaresima. 

 

 

Don Michele Mosa


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