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La Sacra Scrittura di domenica 12 maggio   versione testuale

Il commento di don Michele Mosa. «Ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani»


Si tratta dello spartiacque fra ciò che si definisce ebraismo e ciò che assumerà il carattere del cristianesimo: è la svolta che segna la “nascita” del cristianesimo. È il mio, il tuo, il nostro atto di nascita. Un gesto unico e irripetibile ma mai completamente compiuto. La Parola è un dono per noi, OGGI, non è per gli altri. Come ti poni di fronte a essa? Accogli o respingi? C’è però una parola che mi interroga in profondità – sarà per questo che il dialogo con gli Ebrei mi appassiona, mi affascina ma mi lascia sempre l’amaro in bocca? – e non mi dà pace: necessario. «Era “necessario” che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio». Una necessità teologica, anzi “biologica” – direi addirittura. Israele è il primogenito. Il primo che ha sperimentato l’amore di Dio. Il primo però non è l’unico. Non può escludere gli altri figli (fratelli). Di più. Il primo dovrebbe aiutare gli altri, più piccoli, a capire e vivere l’amore del Padre. Vive intensamente questo amore e lo comunica. E più lo dona più lo vive lui stesso. Donare l’amore del Padre non ti rende orfano. Non te ne priva. Donare diventa il legame profondo che unisce i fratelli – al Padre e tra loro. Andare dai pagani non è quindi un passare il fossato per non tornare indietro. È – mi pare – una provocazione, una “vocazione” che fa (ri)scoprire la missione, che insegna a vivere l’amore ricevuto da Dio. Accogliere la Parola, lasciarsi abbracciare dall’amore di Dio, imparare a donarlo: ecco la missione della Chiesa. Una missione che percorre molteplici strade - e non solo in senso geografico. È annuncio ed evangelizzazione. È dialogo e fraternità. È amicizia e condivisione. Soprattutto è Accoglienza dell’Altro/altro. E condivisione di cammini.

 

Don Michele Mosa


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