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"Quello che le donne (non) dicono"   versione testuale

Alla Sala Broletto di Pavia venerdì 7 giugno, alle 20, un incontro sulla violenza di genere


Venerdì 7 giugno, alle 20, alla sala conferenze del Broletto di Pavia (con ingresso da via Paratici) si terrà la conferenza dal titolo “Quello che le donne (non) dicono”, dedicata alla violenza di genere. Sono previsti gli interventi di Roberta Manfredini (nella foto, ndr), Valeria Chioda e Pietro Pontremoli. L’iniziativa è promossa dal Lions Club “Aine Stop Violence”, satellite del Lions Club “Le Torri” di Pavia, recentemente costituitosi con la finalità di sensibilizzare e prevenire ogni forma di discriminazione e violenza, avendo ottenuto per questo primo incontro il Patrocinio della Provincia di Pavia e del Lions Club Internazionale. “Intendiamo avviare con questa iniziativa – riferisce la dott.ssa Roberta Manfredini, psicoterapeuta, criminologa e sessuologa clinica e Presidente del Club Aine Stop Violence - un dibattito sulla violenza alla luce della normativa vigente, del recente piano straordinario adottato, del ruolo svolto dalla Società nel sensibilizzare e promuovere una cultura del rispetto a contrasto di ogni forma di discriminazione e violenza. Invitiamo quindi, in particolar modo le donne, a fare il punto della situazione sulle misure finora adottate, i risultati raggiunti, le buone pratiche avviate nei territori, le criticità nell’esaminare i dati della violenza assistita e quello dei cosiddetti ‘orfani speciali’ di femminicidio”. Questo primo incontro vuol essere un invito a riflettere per dare pieno espletamento alla Convenzione di Istanbul anche nel nostro Paese. Sono previsti interventi specifici che offrono un’occasione di approfondimento e di riflessione sulla necessità di disporre di una solida base di integrazione territoriale per disegnare, attuare, monitorare e valutare le necessarie politiche di prevenzione e contrasto alla violenza di genere. “Ritengo che sia opportuno riflettere e prendere coscienza delle problematiche morali e sentimentali che la violenza porta con sé - dice il professor Pietro Pontremoli - È importante che si tenga presente la funzione fondamentale che la scuola deve avere ed anche, in termini psicologici, quale sia la logica dell’odio e della violenza”. Le donne da tempo chiedono che le Istituzioni mettano in atto maggiori politiche attive, coerenti e coordinate per far fronte al drammatico problema della violenza maschile sulle donne, così come richiesto dalla Convenzione di Istanbul, ratificata dal Governo italiano e richiamata nel Piano nazionale per contrastare la violenza. Si deve agire collaborando con i Centri Antiviolenza, che hanno messo in campo in questi anni, sul territorio, grande professionalità nell’affrontare il problema, con tutti gli operatori coinvolti: operatori sociali, sanitari, del mondo della giustizia, delle forze dell’ordine, della scuola, dell'università, dei media, dell'imprenditoria, per realizzare politiche ed azioni integrate a soluzione del problema ancor oggi spesso sommerso. Ma a volte i grandi protocolli rischiano di non tener conto delle realtà specifiche delle donne che subiscono violenze ed i tempi per attuare azioni necessarie sono troppo lunghi. La reazione delle Istituzioni deve essere forte a tutti i livelli, dal governo alle amministrazioni regionali e locali, e deve coinvolgere anche la pubblica opinione e il sistema delle imprese, utilizzando modalità innovative che in altri contesti europei hanno ottenuto risultati soddisfacenti. Un Paese democratico non può tollerare che milioni di cittadine siano vittima di violenza, sia essa psicologica, economica, fisica e/o sessuale nella quotidianità. Un Paese democratico deve reagire con grande forza, applicare le leggi che ha e dotarsi di sempre rinnovati strumenti. Le donne spesso sono uccise nella completa e assordante solitudine, nell'indifferenza generale perché la violenza contro le donne è considerata ancora oggi un fatto privato, la solidarietà umana non viene più coltivata, mentre si alimentano da parte di alcuni media morbosità e paura. Si deve creare un ambiente sociale che faciliti e promuova relazioni personali paritarie e non violente. I ragazzi e le ragazze devono diventare adulti ed adulte capaci di gestire le emozioni e le relazioni, per risolvere i conflitti e riconoscere le situazioni a rischio nella consapevolezza che se ne può uscire. Le violenze sulle donne si eliminano con la prevenzione primaria lavorando sul cambio culturale nelle nuove generazioni, contrastandone le cause: siamo per una vera rivoluzione culturale nell'ambito di una rinnovata e decisa attenzione alla cittadinanza attiva e responsabile. I giovani come gli adulti, donne e uomini dovrebbero poter vivere nel rispetto reciproco; avere parità di opportunità, autodeterminazione e libertà e il dovere al rispetto della libertà altrui e delle leggi; riconoscere cosa è la violenza in ogni sua forma e come prevenirla; conoscere e prevenire le discriminazioni di genere contro qualsiasi persona e a non farsi condizionare dai mass-media e dalle pubblicitàà sessiste e maschiliste, Dagli ultimi dati emerge che in generale è’ diminuita la violenza sulle donne, ma molto occorre ancora fare. Occorre riconoscere che sicuramente è aumentata la coscienza femminile: sono sempre di più le donne che hanno subito violenza e la riconoscono come un reato e lo denunciano; sono di più le donne che riescono a prevenirla o ad interrompere la relazione prima che la spirale si stringa troppo attorno a loro. Sono sempre di più le Donne che finalmente “parlano, dicono ciò che le sta accadendo, chiedendo aiuto”. Le donne ne parlano di più con gli altri, si attivano, aumentano le denunce, ed è una percentuale che noi di "Aine Stop Violence" vorremmo aumentare sensibilizzando e raccogliendo fondi da devolvere alle Strutture Istituzionali operative sul territorio per contrastare questo problema purtroppo presente nella quotidianitàà di molte donne e minori. Prevenzione deve diventare quindi la parola d’ordine. Ed è per questo che anche il Club Lions "Aine Stop Violence" si pone in prima linea per la tutela di donne e minori integrandosi nella Rete territoriale.

 

  

Raffaella Pasciutti


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