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La Sacra Scrittura di domenica 9 giugno, festa di Pentecoste   versione testuale

Il commento di don Michele Mosa. «Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro»


Il vero miracolo, quello che solo Dio sa compiere: dividersi per fare unità. La sorgente è unica, unico è il dono e unici, nella loro individualità, sono i discepoli. Cosa inizia la Chiesa: “convivialità delle differenze”, avrebbe detto Tonino Bello. Con una “celebrazione” delle differenze. Con una sfida – mi piacerebbe dire. È il cammino che lo Spirito ci indica. E nel quale ci guida. La Chiesa nasce così: una nella sorgente, molteplice nella foce. Perché così è la vita. Così è l’amore. Così è Dio: Uno e Trino. Comunione non Monade. Per comprendere la Pentecoste credo si debba accettare la sfida di uscire: lo Spirito è un dono che viene dalla Croce, che ti raggiunge se ti sai raccogliere in preghiera ma poi devi uscire. Perché è una forza che spinge. Scriveva De Bendetti: «Occorre piuttosto porsi dietro alla parola di Dio, come i magi dietro alla stella, e seguirla là dove, uscendo dal tempio rovinante della cristianità, andrà a posarsi». Uno e molti, diversità che porta all’unità: ciò che esce da Dio, ciò che vive è in questa logica. Per questo mi disturba il “Pensiero unico” e invece mi stimola il confronto con gli altri cristiani e il dialogo interreligioso e mi appassiona la ricerca culturale. Pentecoste: sa farsi capire da tutti chi sa ascoltare lo Spirito che parla in tutti.  Lo sapevano già i Padri: i semi del Verbo abitano in ogni uomo. Anzi in ogni creatura. Prospettiva meravigliosa. E faticosa. All’origine infatti c’è la Croce. E per me è ancora uno scandalo. Accogliere il Crocifisso, seguirlo è davvero la mia sfida quotidiana. 

 


Don Michele Mosa


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