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Dal Dna degli italiani nuove informazioni per comprendere la storia genetica degli europei   versione testuale

Lo studio è stato condotto da ricercatori delle Università di Pavia e Torino


Il patrimonio genetico degli italiani è il risultato di una lunga e complessa storia di migrazioni e mescolamenti favoriti dalla posizione geografica della penisola italiana: nel mezzo del bacino del Mediterraneo, connessa via mare con l'Africa e la penisola Balcanica e con l'Europa Centrale dalle Alpi. Un nuovo studio appena pubblicato sulla prestigiosa rivista "Science Advances" fornisce ora un quadro dettagliato dell'impatto che le diverse migrazioni del passato hanno avuto sul genoma degli italiani. Il quadro che è emerso è quello di una grande complessità, molto maggiore di quella che si osserva nel resto dell'Europa. Oltre ai tre gruppi ancestrali comuni a tutti gli europei (i cacciatori-raccoglitori del Mesolitico, gli agricoltori neolitici di origine mediorientale e gli allevatori di cavalli dell'Età del Bronzo) nel genoma degli italiani sono state identificate tracce genetiche di un "nuovo" e precedentemente ignoto quarto gruppo ancestrale geneticamente simile alle popolazioni moderne della regione del Caucaso. Questa componente sarebbe giunta nella penisola italiana, passando dal Sud Italia, in un periodo compreso tra la fine del Neolitico e l'inizio dell'Età del Bronzo. La ricerca è frutto di una collaborazione tra il Dipartimento di Biologia e Biotecnologie "L. Spallanzani" dell'Università di Pavia (nelle persone di Alessandro Raveane, Viola Grugni, Silvia Parolo, Antonio Torroni, Ornella Semino, Alessandro Achilli ed Anna Olivieri) il Dipartimento di Scienze Mediche e l'Istituto Italiano per la Medicina Genomica di Torino (a cui appartengono Serena Aneli, Giovanni Birolo, Cornelia di Gaetano, Alberto Piazza e Giuseppe Matullo), il Dipartimento di Zoologia dell'Università di Oxford (Francesco Montinaro e Cristian Capelli) e molti ricercatori di altre università sia italiane (Perugia, Sassari, Roma, Padova, Milano) che estere (Tartu, Aarhus, Purdue, Washington, Tolosa, Londra, Marrakech, Marsiglia, Nantes, Parigi, Leuven, Oujda, Porto). Parte dei campioni utilizzati provengono dal "Progetto di studio del Genoma della popolazione italiana", originatosi dall'idea del prof. Luigi Luca Cavalli Sforza, scomparso recentemente, e del prof. Alberto Piazza e realizzato grazie alla collaborazione delle sezioni provinciali dell'Avis (Associazione Volontari Italiani del Sangue). Altri campioni, invece, provengono da una raccolta effettuata nel maggio 2013 in occasione dell'adunata nazionale degli Alpini dal gruppo di Genomica delle Popolazioni Umane ed Animali del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie dell'Università di Pavia in collaborazione con l'Associazione Nazionale Alpini (ANA), la sezione provinciale dell'ANA di Piacenza e il Comune di Piacenza. Lo studio ha coinvolto più di 1.500 italiani, provenienti da tutte e 20 le regioni, che sono stati analizzati per oltre 200mila polimorfismi del Dna nucleare (il Dna delle 23 coppie di cromosomi localizzati nel nucleo delle nostre cellule).

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