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La Sacra Scrittura di domenica 8 settembre   versione testuale

Il commento di don Michele Mosa. «Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?»


La preghiera del re Salomone, il sapiente d’Israele. La preghiera che piace al Signore e che sarà esaudita. Una preghiera che nasce dalla consapevolezza della propria piccolezza. Salomone sa di essere re non per meriti propri ma per una chiamata. E a Colui che lo chiama rivolge la sua preghiera: molti verranno a “pregare” me ma chi sono io se Tu non mi sostieni? Due pensieri, forse solo due domande: da dove nasce la consapevolezza del proprio limite? Dove cercare la volontà di Dio? Alla prima risponde il brano stesso che abbiamo ascoltato: «un corpo corruttibile appesantisce l’anima e la tenda d’argilla opprime una mente piena di preoccupazioni». È una riflessione figlia della mentalità filosofica greca che considera il corpo come la prigione dell’anima ed è meglio liberarsi di questo corpo: è davvero così? O il corpo – direbbe Paolo – è il tempio dello Spirito? Tu cosa ne pensi? Come vivi questo scontro fra culture?Alla seconda domanda la risposta non è semplice anche se spesso facciamo coincidere la volontà di Dio con la Sua Legge o con il volere dei superiori. Ma ancora una volta il rischio è quello di scaricare la propria responsabilità e non prendere mai decisioni proprie: ciò che conta è obbedire. Vorrei invece guardare ai nostri “fratelli maggiori”, gli Ebrei, i quali dicono che Torah è molto più della Legge di Mosè (del resto la Parola di Dio è più della Scrittura). 

 

 

Don Michele Mosa


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