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La Sacra Scrittura di domenica 12 gennaio   versione testuale

Il commento di don Michele Mosa. «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone»


Troppo facile fare il moralista. Stigmatizzare la società – atea e senza valori – capace di discutere sui diritti… che poi restano privilegio per pochi: e spesso io, noi siamo questi pochi. Dio non fa preferenze – lo sapeva anche l’AT; basta leggere Deuteronomio 10,16-19: “Circoncidete dunque il vostro cuore e non indurite più il vostro collo; poiché il Signore, il vostro Dio, è il Dio degli dei, il Signore dei signori, il Dio grande, forte e tremendo, che non ha riguardi personali e non accetta regali” – gli uomini, anche quelli di Chiesa, sì. Forse non c’è più il nepotismo del Cinque-Seicento ma le cordate, le lobby, le preferenze appunto esistono eccome. Non mi scandalizza questo. Anch’io scelgo sulla base di sintonie culturali e politiche. Anch’io sono guidato dai sentimenti e dalle simpatie. Quello che spesso mi fa riflettere – e mi mette in crisi – è l’incapacità di guardare oltre, di non riconoscere il bene che lo Spirito fa crescere al di là del mio gruppo o della mia comunità. Mi disturba il bisogno di consenso, per non dire di applauso. Così quando penso a Gesù che apre le braccia a dei poveri e puzzolenti pastori senza chiuderle ai ricchi e profumati Magi sono a disagio e in imbarazzo: io non so accogliere tutti, faccio preferenze. Ma basta: sto scivolando nel moralismo. Invece dovrei fare una cosa molto più semplice: imparare da Gesù a mettermi in fila con i peccatori e sperimentare la misericordia del Padre. Dovrei semplicemente tornare discepolo: troppo spesso infatti mi sento apostolo. E maestro. Ma uno solo è il Maestro!

 

 

Don Michele Mosa


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